Innovazione, razionalità, equità. Magnifica Humanitas arriva nel momento esatto in cui l’Europa e l’Occidente devono decidere che cosa vogliono diventare nell’era dell’intelligenza artificiale. La forza del cristianesimo, troppo spesso ridotta a una dimensione puramente spirituale, è invece sempre stata la sua capacità di generare ragione pratica, pensiero critico, impegno civile. Da Anselmo d’Aosta e dal suo celebre fides quaerens intellectum, passando per la Scolastica che ha costruito un metodo razionale prima ancora che teologico, fino all’enciclica Fides et Ratio che rivendica l’alleanza tra fede e intelligenza come fondamento della libertà umana, la tradizione cristiana ha sempre affermato che la verità non teme la ricerca, la esige. È questa eredità che oggi ci permette di guardare all’IA non con paura, ma con responsabilità.

L’intelligenza artificiale non è solo una tecnologia: è una nuova forma di potere. Come ogni rivoluzione industriale, ridefinisce lavoro, relazioni, istituzioni, perfino la percezione che abbiamo di noi stessi. Max Weber ci ha insegnato che il capitalismo nasce proprio dal cristianesimo: da un’etica — quella protestante —, che ha favorito la nascita e diffusione della democrazia, che ha accompagnato lo sviluppo economico moderno. Nonostante il capitalismo sia dunque una invenzione protestante, esso tende ad autonomizzarsi, a involversi in un’economia che si serve dell’uomo invece di servire l’uomo. Lo sappiamo da oltre tre secoli, e infatti la dottrina sociale della Chiesa serve a questo. A ritornare allo spirito originale dell’economia, come nomos - legge - dell’oikos, la nostra comune casa.