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Lunedì papa Leone XIV ha pubblicato la prima enciclica del proprio papato. È interamente dedicata all’intelligenza artificiale (AI), alle opportunità che offre, ai rischi e ai dilemmi etici e morali che pone non solo per la Chiesa, ma in generale per l’umanità. La pubblicazione era attesa da tempo e sembra essere indirizzata soprattutto ai politici e ai dirigenti delle grandi aziende che hanno sviluppato i principali sistemi di intelligenza artificiale di cui si è parlato molto in questi anni. Uno di loro – il cofondatore di Anthropic Christopher Olah – ha assistito alla presentazione dell’enciclica in Vaticano da parte del papa.

L’enciclica pubblicata oggi si chiama “Magnifica humanitas” (“Umanità magnifica”) e nel sottotitolo spiega di essere un testo «sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale». Nel lungo testo – quasi 36mila parole nella versione italiana – Leone XIV invita a riconoscere le AI come una tecnologia che farà sempre più parte della nostra esistenza, e che per questo deve essere governata per evitare che crei non solo disparità, ma anche una «disumanizzazione».

Nel testo viene citata la storia biblica della torre di Babele, l’ambizioso tentativo umano di costruire una torre fino al cielo escludendo Dio, un piano frutto «dell’idolatria del profitto che sacrifica i deboli, l’uniformità che appiattisce le differenze, la pretesa di un linguaggio unico». Secondo Leone XIV il rischio della disumanizzazione passa dal tentativo di «costruire il futuro escludendo Dio e riducendo l’altro a mezzo». Qualcosa di analogo all’episodio biblico, dice, sta ora succedendo con le AI, ma secondo lui è ancora possibile evitarne gli esiti avversi.