Lo Stretto di Hormuz è un corridoio strategico per il petrolio ma ospita anche specie rare come squali balena, dugonghi e megattere arabe, minacciate da rumore, esplosioni e traffico petrolifero intensissimo
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Lo squalo balena e le rotte della sopravvivenzaQuando il rumore diventa una minaccia biologicaMine, esplosioni e onde d’urto invisibiliUn ecosistema che non riesce a rigenerarsiDugonghi e coralli la vulnerabilità nascostaUn laboratorio naturale sotto pressione geopolitica
Nel cuore del Golfo Persico, lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti più delicati del pianeta: una lingua d’acqua di pochi chilometri che separa e unisce Iran, Oman e Emirati Arabi Uniti, attraverso cui transita una quota cruciale del petrolio mondiale.
Ma sotto la superficie, questo stesso corridoio è anche un ecosistema di straordinaria complessità, dove convivono specie come lo squalo balena, i dugonghi e le rare megattere arabe, tutte legate a un equilibrio ambientale estremamente fragile. Le acque, già naturalmente calde e salate, sono diventate negli anni un laboratorio biologico involontario, ma anche un fronte silenzioso di crisi ecologica.







