Pier Carpi (1940-2000) è stata una delle figure più originali e spiazzanti del panorama letterario e intellettuale tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Sceneggiatore di fumetti (Topolino, Diabolik, ma anche Batman e Superman), scrittore, saggista e regista, Carpi seppe raccontare come pochi l’esoterismo, la magia, le società segrete, l’occulto come elementi capaci di farci comprendere meglio lo spirito del tempo in cui viveva: l’Italia febbrile del post boom economico, in piena crisi spirituale e finanziaria, insanguinata dal terrorismo. Per raccontare una nazione che sembrava aver perso i suoi punti di riferimento e faticava a trovarne di nuovi che non fossero effimeri, Carpi non esitò a ricorrere al soprannaturale, all’horror, al mito come accade nel suo romanzo più famoso, Un’ombra nell’ombra pubblicato per la prima volta nel 1974 e ora riproposto dopo un’assenza nelle librerie di oltre cinquant’anni dalla casa editrice Alcatraz (2026, Euro 17,00, pp. 296). La copertina del libro

Trasposto dallo stesso Carpi in film nel 1979, Un’ombra nell’ombra rimane anche dopo mezzo secolo un romanzo indigesto, disturbante e inclassificabile nel novero della letteratura italiana contemporanea. L’ambientazione è Milano, nei primi anni Settanta. In una città grigia ma sempre in movimento nella routine della quotidianità, molte donne sono legate tra loro in una consorteria magica che non differenzia per censo o condizioni di vita, e che si dona regole e rituali come per contrastare un irrimediabile senso di solitudine. Ma il loro equilibrio verrà sconvolto dall’arrivo di una nuova ragazzina, un’adolescente dotata di poteri superiori alle altre, che si impadronirà dei segreti della sorellanza e rifiuterà l’integrazione nella comunità e nel ciclo dell’esistenza, all’apparenza ineluttabile, che la tiene prigioniera.