Proprio oggi, a 5 anni dalla sua scomparsa a 71 anni, Antonio Pennacchi entra fra i classici della letteratura internazionale di tutti i tempi con la sua inclusione nei Meridiani Mondadori, uno dei più prestigiosi riconoscimenti editoriali italiani. Questo Meridiano- di 1500 pagine e del costo di 80 euro con una testimonianza di Antonio Franchini - è curato da Antonio Iannaccone e riunisce non l'Opera Omnia ma quattro evocativi romanzi e due racconti. Pagine che rappresentano uno spaccato della sua potenza narrativa e della sanguigna e graffiante capacità evocativa della sua scrittura, con scatti di parossistico furore, inframezzati da più pacate immersioni nella natura aspra e matrigna dell’Agro Pontino, redento dalla fatica, dal furore e dalla speranza di carriolanti, fascisti e coloni giunti dal lontano Veneto.
Si va da Mammut, pubblicato nel 1994 da Donzelli, fortunato esordio narrativo, dopo che l’autore aveva ricevuto ben 55 rifiuti (per lui furono altrettante coltellate) da 33 diversi editori, a Palude del 1995, da Il fascio comunista del 2003, da cui è stato tratto il film di Daniele Lucchetti, Mio fratello èfiglio unico, premiato al Festival di Cannes, al primo capitolo di Canale Mussolini del 2010, forse l’opera che più gli ha dato notorietà mondiale. Inclusi in questo Meridiano anche i racconti Mario e Manara, tratti da Shaw 150. Storie di fabbrica e dintorni del 2006. Peccato non aver inserito in questo intrigante Meridiano Fascio e Martello. Viaggio per le città del Duce, edito da Laterza nel 2006 con una gustosissima presentazione del direttore di Limes Lucio Caracciolo, che fra l’altro scrive: «Ci sono due ragioni per cui dobbiamo rendere grazie al Duce per la bonifica delle paludi pontine. La prima è che dopo non l’avrebbe fatta nessuno .La seconda è Pennacchi. No bonifica, no Pennacchi. Una catastrofe epistemologica».






