Gli anni di piombo, in Italia, sono caratterizzati da tre colori: il rosso - la passione, l’ardore, il sangue -, il bianco e il nero - tipico della tv del periodo; e poi sono rappresentati da un odore, quello acre del fumo e della paura che si mescolano tra loro. Inoltre, gli anni di piombo sono anche una ferita che continua a sanguinare, bruciare e richiamare il ricordo. Per questo, tanta letteratura e cinematografia ritorna a quel periodo, per chiedersi che cosa fossero quegli anni e come siamo cresciuti, come individui, con alle spalle un passato così dirompente.
Giorni di Piombo (Ponte alle Grazie) di Leo Giorda, terzo capitolo della saga investigativa dedicata a Woodstock, ci trascina proprio in quel periodo, narrando però vicende del presente. Ospite de Il Piacere della Lettura, Giorda ricorda Woodstock e Giacomo Chiesa, i suoi due personaggi; tanto diversi quanto complementari. Il primo è diventato un detective anarchico e fuori asse, eterno ragazzo con la sindrome di Peter Pan; l’altro invece è un ex vicequestore della carriera distrutta, ai margini di una realtà più sporca e meno ordinata di quanto fosse abituato. Insieme mandano avanti l’agenzia investigativa Baskerville che, tra ironia e fallimenti, si ritrova invischiata in un caso che parla di potere, ed evoca sangue e piombo – come in quegli anni.










