Roma, 25 mag. (askanews) – Bloccare il Regolamento europeo che include la soia tra le colture ad alto rischio ILUC (cambiamento indiretto dell’uso del suolo), penalizzando così l’intero settore dei semi oleosi, in Italia e in Europa. Assitol, l’associazione italiana dell’industria olearia aderente a Federalimentare e Confindustria, chiede alle istituzioni di ripensare il provvedimento, ora all’esame del Parlamento Ue, evitando così di mettere in seria difficoltà l’intera filiera.
Con le nuove regole del Regolamento delegato di revisione del 2019/807, la soia, coltura proteica impiegata soprattutto per fini mangimistici e, in misura minore, per produrre energia rinnovabile, dovrebbe essere certificata “low-ILUC”, garantendo così che l’originaria destinazione alimentare dei terreni agricoli utilizzati non sia stata modificata, dirottandola verso la produzione di biocarburanti. Eppure, soltanto il 20% della resa del processo di triturazione dei semi di soia riguarda l’olio, mentre il restante 80% è composto soprattutto da farina proteica di semi, utilizzata principalmente per la mangimistica.
“La soluzione proposta appare del tutto sproporzionata rispetto al problema reale, che coinvolge territori extra-Ue, in particolare del Sud America – sottolinea Andrea Carrassi, direttore generale di Assitol – Il regolamento, inoltre, imporrà ai produttori, italiani ed europei, un ulteriore onere, in uno scenario che vede l’intera Europa deficitaria di questa materia prima”. Per giunta, la normativa si sovrapporrebbe con l’altra legislazione ambientale europea, quella sulla deforestazione, raddoppiando così gli obblighi a carico delle imprese”.







