Roma, 3 giu. (askanews) – Il settore delle farine da mais sta soffrendo per colpa dei costi di produzione. A lanciare l’allarme è Ailma, l’associazione italiana lavorazione mais alimentare aderente ad Assitol che rappresenta i produttori di farine proteiche vegetali, che mette in guardia contro gli effetti delle tensioni geopolitiche sul settore che, oltre ai rincari dell’energia e dei fertilizzanti, deve fronteggiare l’aumento della carta, della plastica e della logistica.

L’aumento dei costi di produzione, causato dalla crisi in Medio Oriente, colpisce infatti duramente la filiera del mais, mettendo in sofferenza le aziende produttrici di farine proteiche e da leguminose “gluten free”, spiega Ailma che annuncia una riduzione delle semine di mais alimentare in Italia compresa tra il 10% e il 15%, e un calo delle rese produttive a settembre tra il 15% e il 20%, a causa dei minori investimenti degli agricoltori in fertilizzanti e mezzi tecnici.

“Le semine del mais sono in linea, per estensione e quantità, con lo scorso anno – spiega Massimiliano Carraro, presidente di Ailma – Nelle ultime campagne, il vero problema è stato il meteo estremo, che ha provocato problemi di qualità nelle colture. Ora, però, lo scenario economico generale si è aggravato. A causa della crisi mediorientale, i prezzi dei fertilizzanti sono raddoppiati, come pure i costi dell’essiccazione del cereale. Gli agricoltori sono costretti a orientarsi verso altre colture o ad attendere tempi migliori, cercando di ridurre al minimo gli investimenti in campo”.