Un piano per aumentare la produzione nazionale di soia, materia prima strategica per la filiera agroindustriale e la produzione di energia rinnovabile, che attualmente, nonostante l’Italia sia il primo produttore europeo, copre appena il 20% del fabbisogno, con un milione di tonnellate di semi rigorosamente non Ogm (mentre è appena stata approvata una nuova deroga all’import) a fronte di una necessità di oltre cinque. Si tratta di una produzione alla base delle grandi Dop nazionali, utilizzata prevalentemente nella mangimistica ma con impieghi crescenti nei biocarburanti e con benefici ambientali come il miglioramento della fertilità del suolo e un uso ridotto di fitofarmaci.

La definizione di un piano agroindustriale condiviso di sostegno alla produzione è stato l’obiettivo dell’incontro promosso al Senato dal presidente della commissione Agricoltura Luca De Carlo su iniziativa di Cereal Docks, il colosso agroindustriale vicentino da 1,6 miliardi di fatturato guidato da Mauro Fanin attivo nell’import e trasformazione di soia anche Ogm, che acquista oltre metà della produzione nazionale. L’Italia prova a fare da apripista dove si è fermata l’Europa: la definizione di un piano proteico è sempre stata l’araba fenice della Politica agricola, sempre invocato ma non si è mai fatto, tanto che il deficit Ue, al 90%, è più grave di quello italiano.