La sicurezza alimentare, tornata strategica nell’attuale scenario di crisi geopolitiche, passa in Italia anche dall’alleanza tra agricoltori e industria. Lo strumento dei contratti di filiera, nato dieci anni fa con il duplice obiettivo di garantire una remunerazione adeguata ai produttori e la certezza delle forniture all’industria è arrivato a coprire il 15% delle superfici nazionali investite a grano duro, materia prima simbolo dell’agricoltura italiana, con una crescita dell’11% nell’ultimo anno, secondo una stima per Il Sole 24 Ore dei Consorzi agrari d’Italia (Cai), uno dei maggiori player nella commercializzazione del grano che attraverso questo strumento veicola circa un terzo della produzione.
Negli ultimi dieci anni i contratti di filiera hanno beneficiato di uno stanziamento medio di 10 milioni l’anno, ma i fondi garantiti dal Pnrr hanno impresso un’accelerazione negli ultimi due anni. Lo scorso dicembre lo stanziamento è salito da 12 a 22 milioni e ora, come annunciato dal ministro Lollobrigida questa settimana, è previsto un ulteriore raddoppio dei contributi, con 40 milioni dal decreto Coltiva Italia nell’ambito del fondo per la sovranità alimentare, per incentivare la produzione, «dare al settore la possibilità di sopravvivere e consentire alle nostre aziende di superare una situazione difficile di mercato», con un «prezzo del grano troppo basso, specie al Sud».






