Un potenziale industriale significativo, la spada di Damocle della normativa europea al 2035 e la necessità di un maggiore riconoscimento. L’industria dei biocarburanti in Italia conta operatori e progetti di riconversione importanti, ma per certi versi rischia di restare nel guado. Nonostante l’attuale crisi del Golfo continui a mostrare i limiti della dipendenza energetica italiana.
«Nell’attuale contesto tutti i carburanti sono critici ma i biocarburanti hanno l’indubbio vantaggio di essere decarbonizzati e ridurre la dipendenza dalle importazioni di prodotti finiti o petrolio», sintetizza il presidente di Unem Gianni Murano. «Inoltre, aprono ampie possibilità alla creazione di filiere europee e nazionali per la loro produzione - continua -, come peraltro evidenziato da un recentissimo studio della Commissione europea Mobilization of Industrial Capacity Building for Advanced Biofuels. Gli ostacoli sono in una normativa europea che da un lato ne indica la necessità, dall’altra ancora non li riconosce come vettori energetici per l’alimentazione dei veicoli a zero emissioni post 2035. Oltre a questo, c’è una eccessiva regolamentazione che tende a complicare le potenzialità agricole dei biocarburanti».







