L’azienda ospedaliera «Riuniti» di Foggia ha tutto il diritto di bandire un concorso pubblico per l’assunzione di un addetto stampa, procedura che di per sé non toglie nulla ai diritti della dipendente che per un certo periodo si è occupata di svolgere gli stessi compiti. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, che in sede di discussione dell’appello cautelare ha deciso la questione direttamente nel merito.

Ad aprile il Tar Bari aveva già respinto l’appello (presentato con l’avvocato Fabrizio Lofoco) contro la decisione del commissario straordinario Giuseppe Pasqualone, che ha prima bandito il concorso per «giornalista pubblico» e quindi ha designato la commissione. L’azienda ospedaliera aveva sospeso l’avvio delle prove orali del concorso dopo un decreto cautelare urgente. I giudici di Palazzo Spada hanno però confermato la decisione del Tar, rilevando tra l’altro che «la presentazione della domanda di partecipazione da parte della ricorrente integra un comportamento acquiescente oggettivamente incompatibile con la volontà di contestare la decisione di avviare la procedura selettiva». E’ insomma incongruo chiedere ai giudici di annullare l’indizione di un concorso a cui si è mostrato interesse a partecipare. Il candidato potrà fare ricorso, eventualmente, all’esito della procedura, se emergeranno elementi in questo senso, «non potendo assurgere gli eventuali interessi “intermedi” – come quello del concorrente ad essere valutato da una Commissione imparziale e legittimamente formata – a titolo legittimante l’immediata impugnazione giurisdizionale degli atti endoprocedimentali».