Tra tira e molla, proclami, conferme di aver raggiunto l'accordo di pace smentite dopo un'ora, rileviamo che la questione Hormuz - con tutto quello che ne segue e consegue - resta lì, sospesa ed incerta, oramai da mesi appare. In questo confuso scenario del Golfo Persico, che inevitabilmente si propaga in tutta l’area mediorientale, la Repubblica Islamica dell'Iran assurge ad elemento catalizzatore e, lanciando il cuore oltre l’ostacolo, si è spinta a proporre la creazione di un'alleanza islamica di difesa e di tutela economica, simile alla Nato, che sia in grado di unire i Paesi a maggioranza musulmana del mondo.
È proprio in questa nuova ottica geopolitica, quindi, che si inserisce l’appello fatto dal segretario del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Akbar Ahmadian, che ha chiesto al governo degli Ayatollah di guidare l'iniziativa, descrivendo questa svolta epocale del mondo islamico come l'elemento più importante per ridurre le tensioni geopolitiche in corso nell’intera area.
Da questa nuova prospettiva, Ahmadian sostiene, argomentando, che le 57 nazioni a maggioranza musulmana oggi esistenti, qualora riuscissero a trovare un denominatore comune, potrebbero essere in grado di controllare la più grande economia del mondo, senza poi contare il fatto che controllerebbero i punti di strozzatura delle rotte marittime più critici: lo Stretto di Hormuz e quello di Bab el-Mandeb.














