Oggi l’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo: l’aspettativa di vita alla nascita supera gli 83 anni. Alla fine dell’Ottocento era inferiore ai 30. Nel giro di poco più di un secolo non è cambiata soltanto la durata della vita, ma anche il modo in cui la attraversiamo: si studia più a lungo, si cambia lavoro più volte, si arriva più tardi a determinate tappe e si resta attivi per periodi sempre più estesi. Eppure, mentre la vita si è allungata, il rapporto con il risparmio ha continuato a seguire schemi non più attuali.

«Più che investitori siamo stati soprattutto risparmiatori. Per lungo tempo il principale investimento delle famiglie italiane è stato quello nei titoli di Stato», osserva Frank Di Crocco, head of Italy distribution di Invesco. «Era un approccio comprensibile, in un contesto in cui il rischio veniva interpretato quasi esclusivamente come volatilità e l’obiettivo principale era conservare il patrimonio. Oggi però questo paradigma non è più sufficiente».

La mancanza di consapevolezza

Per Di Crocco, il rischio più grande non è quello di mercato. «Il pericolo è non essere consapevoli che stanno cambiando non solo le dinamiche finanziarie, ma anche quelle della vita». In questo contesto, la sfida è uscire dalla logica di un unico percorso finanziario valido per tutti. «Oggi contano meno parametri tradizionali come l’età anagrafica e diventano centrali obiettivi personali, aspettative, orizzonte temporale e propensione al rischio», osserva. «La pianificazione tende così ad assomigliare meno a un modello standard e sempre più a un percorso costruito sulle caratteristiche individuali».