L’Italia è un paese «lungovivente» ma sempre più demograficamente fragile, che sta entrando in una fase nuova: il numero dei cittadini non aumenta più ma cambiano età, salute e distribuzione sociale. I recenti dati Istat descrivono una popolazione sostanzialmente stabile, 58,9 milioni di residenti al 1 gennaio 2026, tenuta in equilibrio quasi solo dall’immigrazione, che compensa un saldo naturale profondamente negativo. Nel 2025 sono nati 355 mila bambini, appena 6 ogni mille abitanti, con una fecondità di 1,14 figli per donna, molto al di sotto della soglia di sostituzione.
Nel frattempo, l’età media ha raggiunto 47,1 anni, gli over 65 sono 14,8 milioni (25,1% della popolazione) e gli ultra 85enni superano i 2,5 milioni. L’Italia è il paese più anziano dell’Unione europea: solo l’11,9% ha meno di 14 anni, mentre quasi un quarto ha 65 anni e più, oltre quattro anni sopra la media Ue. È una conquista di civiltà, la speranza di vita alla nascita è tra le più alte, 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne, ma rappresenta anche una sfida di sistema: sempre meno lavoratori devono sostenere sempre più pensionati. Tumori e malattie cardiovascolari sono oggi responsabili di oltre la metà della mortalità (rispettivamente 26,3% e circa 30% nel 2023). A questo si sommano l’aumento di obesità, ipertensione e diabete — quest’ultimo interessa il 6,4% della popolazione — che alimentano multimorbidità e uso cumulativo di visite, farmaci, ricoveri, programmi di chronic care. Più di quattro adulti su dieci sono in eccesso di peso (46,4% degli over 18 anni — 34,8% sovrappeso e 11,6% obesi), tra i minori fra i 3 e i 17 anni il 26% è sovrappeso o obeso. La sedentarietà riguarda ormai il 30,8% della popolazione e quasi un terzo degli adulti presenta almeno due patologie croniche.







