di
Giorgio Terruzzi
É rarissimo vedere un ragazzino che non la smette di attaccare il proprio compagno di squadra, subendo e tornando a dare fastidio, e infine rimettersi al comando con una grinta stile Verstappen
È raro non riuscire a staccare gli occhi da una corsa per 30 giri; è rarissimo vedere un ragazzino che non la smette di attaccare il proprio compagno di squadra, passando e sbagliando a furia di tirare le staccate, subendo e tornando a dare fastidio, a rimettersi al comando con una grinta stile Verstappen, roba da gente di una stoffa a parte. Non a caso Antonelli con Hamilton e Verstappen sul podio, giusto per dare nobiltà massima alla festa. Un atteggiamento speculare a quello di Russell che in Canada si giocava una fetta piuttosto consistente del Mondiale e soprattutto la propria reputazione.Dunque, giù il cappello anche al cospetto di George, per meriti guadagnati sul campo e per rispetto nei confronti di un sistema nervoso messo a durissima doppia prova.
Un motore che lo ferma nel cuore della sfida e un partner che gli ha reso, gli rende e gli renderà infernale ogni santo giorno di questo 2026. Noi, qui, che da una vita non vedevamo un nostro ragazzo comportarsi da fenomeno, tutto estro, cuore e talento, per giunta sulla pista intitolata a Gilles Villeneuve, abbiamo fatto il pieno. Di emozione, di soddisfazione: Kimi è pronto per fare ciò che crede, ciò che vuole, ha una macchina vincente e la consapevolezza di essere già attrezzato per andare a vincere ovunque. L’ha dimostrato esagerando negli assalti della Sprint: tre strafalcioni colmi di esuberanza, di una apparente presunzione.Macchè: se hai 19 anni e quella garra lì, quella padronanza lì, significa che il repertorio per fare le cose in grande c’è tutto e l’hai in mano. Errori compresi. Come Gilles, per qualche verso soltanto. Numeri da equilibrista abbinati ad una consistenza impressionante. Dunque un Gp come un regolamento di conti tra i due candidati al titolo.











