Non c’è mai stato nessuno come Andrea Kimi Antonelli nella storia della Formula 1. A 19 anni è già unico nel suo genere, il primo a infilare una dietro l’altra le quattro vittorie iniziali della carriera, non ci sono Senna e Schumacher che tengano. Almeno in questo, poi si vedrà, la sua avventura è ancora all’alba ma intanto è un giovanissimo italiano con i riccioli a dominare la massima categoria dei motori. E comincia a toccare con mano il sogno di succedere ad Ascari, secondo e ultimo connazionale campione del mondo nel lontano 1953, la preistoria sportivamente parlando. Kimi, nel 2025 avevamo lasciato un ragazzino veloce ma alle prime armi, adesso abbiamo di fronte un campione: cosa è cambiato tanto in fretta?«L’anno di esperienza aiuta, a dire il vero io me ne sento già tre alle spalle. È come se fossi qui da molto più tempo, visto tutto quello che mi è successo: momenti belli e brutti, mi hanno insegnato tanto». D’accordo, ma nessuno come lei si sente a suo agio con le nuove monoposto: è la sua F1?«C’è tanto da migliorare, ma avere una Mercedes così forte e un team che sta facendo un lavoro incredibile aiuta». La «gabbia dei leoni», definizione sua, non fa più paura?«Come persona e come pilota mi sento più tranquillo, più in controllo della situazione. Più consapevole anche del mio potenziale». Se ne sono accorti tutti, a cominciare dal povero Russell… Il vostro rapporto sta cambiando?«Era già un po’ cambiato, ora entrambi lottiamo per le vittorie e per il Mondiale, anche se è ancora lunga e non mi piace parlare di campionato adesso. L’anno scorso non ci siamo mai trovati in questa situazione, è normale che le dinamiche si evolvano».