Ultimi per crescita e dal prossimo anno pure per rapporto tra debito e Prodotto interno lordo. Due varianti che sono strettamente legate, perché la sostenibilità di quanto dobbiamo ai creditori dipende proprio da quanto il Paese riesce a crescere.
Non ci sono buone notizie all’orizzonte, perché il contesto geopolitico ci penalizza più di tutti. I numeri delle previsioni di primavera della Commissione europea sono lapidari. Quest’anno l’Italia invece di un Pil in aumento dello 0,8% si dovrà accontentare di uno 0,5%, la peggior sforbiciata dopo quella della Germania, le cui prospettive sono state dimezzate passando dal precedente 1,2% all’attuale 0,6%. Va un po’ meglio alla Francia, nonostante il Paese non riesca nemmeno ad approvare la Legge di bilancio, con un più 0,8% rispetto allo 0,9% stimato.
La performance della Spagna
Ma quel che più deve far riflettere è la performance della Spagna che chiuderà l’anno con un Pil strepitoso del 2,8%. La principale causa delle debacle italiana va certamente cercata nel costo dell’energia che la guerra scatenata dagli Stati Uniti e Israele ha fatto crescere nuovamente per chi si deve fornire di gas e petrolio. Ma non è la sola ragione, perché sui numeri pesano tanto anche i consumi interni, legati alla dinamiche dei salari e dell’occupazione, e l’andamento delle esportazioni nette. Le percentuali aiutano a capire. Secondo i calcoli dell’Agenzia internazionale dell’energia, la produzione elettrica in Italia dipende dal gas per il 43,7%, molto di più di tutti gli altri Big europei, mentre la Spagna lo usa solo per il 18,2%. Eppure se dipendesse solo dall’energia, non si spiegherebbe come la Francia che produce energia elettrica solo per il 3,1% col gas e la Germania per il 17,5% non corrano come i compagni iberici. Il Pil spagnolo è spinto dai consumi privati, dagli investimenti e dalle esportazioni nette positive. «Si prevede – scrive la Commissione - che la spesa dei consumatori trarrà beneficio dalla crescita dell’occupazione in un contesto di immigrazione sostenuta e di indebitamento delle famiglie ai minimi storici».












