La parola stagflazione è comoda, ma è usata anche un po’ pigramente e a volte anche in maniera precoce. Le previsioni economiche della Commissione europea appena uscite (Spring Forecast) consegnano all’Italia un’analisi più precisa: l’economia non crolla, il mercato del lavoro tiene con una disoccupazione al 5,7 per cento (al netto, però, della grande presenza di inattivi), ma quasi nulla lavora davvero a favore della crescita economica e della riduzione del debito.In particolare, cinque numeri delle "previsioni di primavera" di Bruxelles raccontano i fondamentali dell'Italia del 2026: una crescita del pil ferma allo 0,5 per cento, che combacia con quello già acquisito al I trimestre 2026 dall'Istat, ma esattamente identico all’aumento registrato nel 2025; un'inflazione al 3,2 per cento, due decimi sopra la media dell'area euro, ma che poi riscende verso il target del 2 per cento nel 2027; e un debito pubblico che marcia dal 138,5 per cento nel 2026 verso il 139,2 per cento del pil entro la fine del 2027, mentre il deficit è previsto al 2,9 sia per il 2026 sia per il 2027.La combinazione di crescita anemica e prezzi più alti della media non è più un'anomalia di passaggio, ma assomiglia ormai a un fragilità ricorrente se si guarda alla successione di crisi negli ultimi 6 anni. Anche se non tutti gli altri paesi europei hanno seguito l’andamento italiano.La Germania, dopo due anni di recessione, riparte allo 0,6 per cento per il 2026, la Francia dello 0,8 e la Spagna del 2,4. I prezzi, invece, sembrano correre per tutti, nonostante il mix energetico italiano esponga il paese di più alla crisi dello Stretto di Hormuz. Citando rilevazioni di Ember, il rapporto segnala che in Italia il gas determina il prezzo marginale dell'elettricità in circa il 90 per cento delle ore di mercato, contro il 40 per cento in Germania e nei Paesi Bassi e il 15 per cento in Spagna e Portogallo. In ogni caso, quest’anno l'inflazione tedesca si attesterà al 2,9 per cento, quella francese al 2,4 e quella spagnola al 3 per cento.Sul deficit, 2,9 per cento questo e l’anno prossimo, le previsioni sembrano intravedere l’uscita dalla procedura d’infrazione per Roma. Qui la Commissione nota che al 4 maggio 2026 le misure introdotte valgono lo 0,06 per cento del pil e sono state finanziate da risparmi di bilancio, sottolineando l’impegno del governo a non sforare uno spazio fiscale già ristretto.Questi dati, letti accanto a quelli degli altri grandi paesi europei, e al netto degli choc esterni, restituiscono un quadro leggermente più consueto per l’Italia, o meglio: meno drammatico, seppur severo. La crisi in medio oriente ha infatti cambiato tutto il quadro europeo nel giro di pochi mesi. La Commissione nota che la chiusura di Hormuz ha fatto salire, nelle ipotesi tecniche del rapporto, il gas del 50 per cento e il petrolio del 65 per cento tra fine febbraio e fine aprile. L’Europa è meno esposta rispetto al 2022: meno gas russo, più rinnovabili, minore intensità energetica. Ma il canale economico resta quello classico degli choc di offerta e dell’incertezza economica. La crescita dell’Ue nel 2026 scende così nelle previsioni di primavera all’1,1 per cento, registrando un calo di 0,3 punti rispetto alle previsioni della Commissione dell’autunno, mentre l’inflazione sale al 3,1 per cento, un punto percentuale in più.Si torna così al punto di partenza, anche per colpa di quelle decisioni passate che arrivano, per gli aggiustamenti tecnici, nel presente e nel futuro. E la Commissione è molto esplicita: il debito sale per il differenziale interessi-crescita sfavorevole e per gli aggiustamenti legati ai crediti edilizi degli anni precedenti. Una crescita debole accompagnata da prezzi sopra la media è la combinazione più sgradevole per chi maneggia un paese con il primato del debito pubblico, perché toglie ossigeno alla politica di bilancio anche attraverso rendimenti sui titoli del Tesoro, molti dei quali indicizzati all’inflazione. Risultato? Un aumento della spesa per interessi dello 0,3 punti di pil.Ciò dovrebbe far riflettere Palazzo Chigi, che oltre a puntare il dito sul Superbonus non ha ancora formulato una vera strategia per la crescita. Anche perché, per quel che interessa l’export italiano, la Commissione vede un commercio mondiale sostenuto dall’AI e dalla domanda asiatica. Ma sottolinea che le imprese europee intercettano poco quella parte della crescita globale, perché sono meno presenti nei settori più dinamici e continuano a perdere competitività.I fondamentali italiani, da qui in avanti e a partire dal debito, dipenderanno da fattori che una legge di bilancio può soltanto contenere, e che il governo dovrebbe affrontre diversamente e con maggior lungimiranza. La prudenza, da sola, non potrà di certo intervenire a favore di una produttività che non riparte, una mancanza di crescita e innovazione, e una componente energetica che pesa troppo per un paese che fatica a premere sull’acceleratore (appena in seconda marcia).
I dati della Commissione: l’Italia combina crescita anemica, inflazione sopra la media dell'Eurozona e debito in salita
Crescita allo 0,5 per cento, inflazione al 3,2, debito al 139,2 entro il 2027. Mentre Germania, Francia e Spagna registrano deficit più alti, l'Italia tiene i conti ma resta in fondo al gruppo per crescita














