Poveri ma bellici L'Italia resta ultima per crescita e sotto procedura per deficit. Il "successo" dei 13 miliardi per l'energia si scontra con il divieto di bonus a pioggia: fondi bloccati fino all'autunno e legati alle spese militari, mentre l'inflazione torna a salire
L’Italia è prima in Europa per debito pubblico (oltre il 137% in aumento) e ultima per crescita (0,5%). Lo hanno confermato ieri sia la Commissione Ue che l’Ocse. Il governo Meloni continuerà a spremere il paese con le politiche di austerità (dureranno sette anni). E per questo viene lodato da entrambe le istituzioni. Resterà però sotto procedura per deficit eccessivo almeno fino al prossimo autunno. In ogni caso l’esecutivo italiano non riuscirà a diminuire il debito (non solo a causa del «superbonus»), la sanità continuerà a essere definanziata, la povertà resta ai massimi storici, i salari continueranno a restare bassi e a non recuperare l’inflazione che è tornata ad aumentare nell’Eurozona (al 3,2%).
La fotografia di una situazione strutturale molto difficile è stata rimossa dal governo a beneficio di una manovra diversiva condotta da settimane: la richiesta di «flessibilità» al patto di stabilità anche sulle spese per il caro-energia – e non solo per le armi – indotto dalla guerra di Trump e Netanyahu contro l’Iran. Per questa ragione il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti ieri si è detto «soddisfatto»: «La Commissione, con una decisione impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato».












