La stavano aspettando, la vendetta promessa da Vladimir Putin. Non sapevano quando sarebbe arrivata, né da quale direzione, né con quanti droni e missili. Ma Kyiv era già sottoterra quando i primi sciami hanno riempito i cieli ucraini. All’una di notte le esplosioni hanno iniziato a scuotere il centro della capitale. A migliaia, avvisati dalle autorità, si erano preparati a un attacco su vasta scala, una «rappresaglia», l’aveva definita Putin. Le stazioni della metropolitana si sono riempite, così come i rifugi, i garage sotterranei, le cantine. Ma la città che ha imparato a dormire vestita è sopravvissuta, ancora una volta, a uno dei peggiori attacchi dall’inizio della guerra.

Secondo l’aeronautica ucraina, la Russia ha lanciato 90 missili e 600 droni. Le difese di Kyiv e delle altre regioni hanno distrutto o neutralizzato 549 droni e 55 missili, ma una parte dei vettori ha raggiunto gli obiettivi uccidendo 4 persone e causando quasi cento feriti. Il famigerato Oreshnik, fiore all’occhiello del terrore russo, capace, secondo Putin, di perforare qualsiasi difesa aerea e in grado di trasportare testate nucleari, si è schiantato a Bila Tserkva, 64 chilometri dalla capitale, senza causare, a quanto pare, vittime. E distruggendo solo alcuni garage. Mosca, in forte difficoltà sul campo di battaglia, voleva far arrivare la paura in Ucraina ancora prima delle bombe. Ha usato un missile la cui fama è stata enfatizzata proprio per terrorizzare prima di colpire. L’Oreshnik, «nocciòlo» in russo. Un nome agreste per un missile balistico a medio raggio, mobile, con capacità Mirv, cioè con testate multiple indipendenti. Il Centro per gli studi strategici e internazionali lo classifica come un Irbm con raggio stimato tra 3.500 e 5.470 chilometri, in grado di raggiungere le capitali europee in pochi minuti. Putin lo usa come “messaggio”, non solo contro l’Ucraina, ma verso l’Occidente, per ricordare che la guerra convenzionale può parlare anche con la lingua dell’intimidazione nucleare. Il messaggio è arrivato anche ieri, e ha provocato reazioni immediate. Le capitali europee hanno letto il raid come un salto di qualità dell’escalation. Ursula von der Leyen ha condannato la «brutalità del Cremlino» e il «disprezzo per la vita umana e per i negoziati», promettendo nuovi aiuti per rafforzare la difesa aerea ucraina: «Il terrore contro i civili non è segno di forza, è segno di disperazione». Anche Emmanuel Macron ha condannato l’uso dell’Oreshnik come «ulteriore forma di escalation», così come il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha denunciato una «escalation sconsiderata». Giorgia Meloni ha espresso «ferma condanna» per l’attacco contro infrastrutture civili e ribadito l’impegno italiano per una pace giusta, ricevendo il ringraziamento di Zelensky. Più dura Kaja Kallas: per l’Alta rappresentante Ue, Mosca, «in un vicolo cieco sul campo di battaglia», terrorizza i civili e usa l’Oreshnik come intimidazione politica e «rischio calcolato sul nucleare». In una sola notte la Federazione russa ha scaricato centinai di missili e droni, in un attacco costato almeno 700 milioni di dollari. Il Cremlino sostiene di aver mirato contro infrastrutture militari, ma secondo le testimonianze e le immagini degli attacchi sono stati colpiti l’edificio del ministero degli Esteri ucraino, il Museo Nazionale di Chornobyl, il Teatro dell’Opera, la Kyiv School of Economics, la sede del Fisco, le redazioni di Ard e Deutsche Welle e l’ambasciata albanese. Il Cremlino ha rivendicato la riuscita dell’operazione, mentre i soccorritori si affannavano tra le macerie di case, scuole e mercati. L’attacco sarebbe stato una rappresaglia per gli attacchi ucraini contro «strutture civili in territorio russo», ovvero un centro usato come base militare nel Luhansk occupato, dopo lo smacco di un attacco a 1.700 chilometri dal confine ucraino e soprattutto, dopo l’incursione nella regione di Mosca, quella che il Cremlino aveva presentato come impenetrabile. Al mattino, Kyiv aveva il colore delle città colpite di notte: facciate aperte, macerie bagnate, fumo nero che si alza quando il sole dovrebbe restituire ordine alle cose. Nel distretto Shevchenkivskyi, un edificio residenziale di cinque piani è stato colpito e incendiato; altrove sono stati danneggiati supermercati, magazzini, scuole. Una scuola è stata colpita mentre alcune persone vi si riparavano, ha detto il sindaco Vitali Klitschko. Ma il Cremlino insiste nel dire di aver colpito la «macchina militare del regime». «Hanno lanciato un missile nucleare senza testata nucleare solo per spaventare noi e il mondo. Dei completi idioti», ha commentato il consigliere del ministro della Difesa Serhii Sternenko. Putin ha mandato nel cielo ucraino un missile pensato anche per parlare a Bruxelles, Berlino e Washington: ogni aiuto avrà un costo. La risposta Ue dirà se quel messaggio verrà subìto o respinto.