Se un velista ha un segreto sa bene come nasconderlo. Merito degli occhiali da sole di ordinanza che porta comodamente appoggiati sul naso dall’alba al tramonto. Da questa categoria non sfugge nemmeno Grant Dalton, il grande capo del team New Zealand, ovvero l’uomo da battere alla prossima America’s Cup 2027, ma soprattutto l’uomo che più di ogni altra cosa al mondo ha voluto Napoli come cornice all’interno della quale far “volare” gli AC 75 a partire dalla prossima estate. Succede, perché a volte succede, che in una zona di ombra gli occhiali si spostino di qualche centimetro e allora di Dalton si può notare lo sguardo: vispo, attento, ma soprattutto iperattivo. Non si distrae un secondo, non perde mai il focus. È come se parlasse con gli occhi, gli basta uno sguardo per dirti cose che dalle labbra non sentirai mai venire fuori. Intesa questa qualità, risulta facilissimo trovare la risposta alla domanda delle cento pistole.
Marzio Perrelli: «La magia di Napoli, qui l’America’s Cup più bella di sempre»Perché ha scelto Napoli come sede dell’America’s Cup 2027? «Mi è bastato guardare la gente di Napoli. Vedere l’anima di quel popolo, di una città che è passionale. Non poteva esistere un posto migliore di Napoli. Il resto è venuto da sé». E allora proviamo a riavvolgere il nastro. «Dalle regate che facemmo nel 2011 non ho mai smesso di pensare a Napoli. Quella volta per me è stata indimenticabile. E non parlo solo delle regate, ovviamente. Ma dell’atmosfera che ho respirato in città. Una cosa che non si può descrivere nemmeno a parole. Quella volta vinse Luna Rossa, ma nonostante ciò Napoli è rimasta il mio pallino». Così si è arrivati alla scelta. «Già a Barcellona abbiamo rotto il muro legato allo spostarsi fuori dalla Nuova Zelanda. Abbiamo iniziato a parlare di Italia a Brindisi e quando ho capito che il Governo italiano era interessato sono andato dritto per la mia strada. Saremmo potuti andare al nord come Genova o Venezia, oppure anche al sud come a Palermo o Siracusa. Ma Napoli beh...è Napoli, nessuno ce lo ha chiesto, lo abbiamo voluto noi fortemente». E quindi? «Facile, siamo tornati dal Governo e gli abbiamo detto: “Vogliamo Napoli”. Così abbiamo iniziato a lavorare con il sindaco Manfredi, i ministri Abodi e Giorgetti, con la presidente Meloni e Diego Nepi Molineris, ad di Sport e Salute. E poi lo scorso anno subito dopo la nostra decisione ho visto la cartolina più bella di tutte». Ovvero? «Ero a Napoli nei giorni del quarto scudetto. Prima la vittoria sul campo, poi quell’indimenticabile parata sul Lungomare. Ecco, l’America’s Cup 2027 me la immagino proprio così. E chissà, magari inizieremo a fare le regate dopo un’altra bella festa della squadra di calcio per il quinto tricolore». Ma le regate non sono solo Napoli. «Non ero mai stato a Bagnoli. Per me Napoli era solo il Lungomare, Posillipo e il centro storico. Poi ho capito che ci sono queste due anime della città che invece noi speriamo davvero di poter mixare alla perfezione perché sono due facce della stessa medaglia». A proposito di Bagnoli... «Comprendo perfettamente le preoccupazioni degli abitanti di Bagnoli ma ci tengo a dire loro che non turberemo la loro quotidianità. Non succederà nulla. L’arrivo della Coppa deve essere una opportunità di crescita. Prima dell’America’s Cup il porto di Auckland era una sorta di città fantasma: oggi quel quartiere è il centro più vivo». Prego. «La mia speranza è che Bagnoli possa restare viva anche dopo la fine delle regate e diventare una comunità ancora più bella. Ecco questo è uno dei miei due obiettivi». E l’altro? «Vogliamo che la coppa sia coinvolgente. E intendo per tutti. A Napoli tutti hanno giocato almeno una volta a pallone ma non tutti sono saliti almeno una volta su una barca a vela. E noi vogliamo rendere questo sport alla portata di tutti, avvicinarli il più possibile. La gente deve essere orgogliosa di ospitare questo grande evento». Intanto New Zealand si è già portata avanti colorando di azzurro le ali del suo AC 75 e scrivendoci Napoli». «Non è stata una trovata di marketing fine a se stessa. Ci è sembrato doveroso rendere omaggio alla storia di una città come Napoli che ci ospiterà. La storia di Napoli è sacra per i napoletani e noi vogliamo rispettarla. Poi ovviamente sappiamo che può essere un modo per avvicinare la gente al nostro team e allora ben venga». Che messaggio vorrebbe mandare ai napoletani? «Sappiamo bene che Luna Rossa sarà la barca di casa, è naturale, ma io spero che tutti i team siano trattati allo stesso modo e che ci possa essere lo stesso rispetto nelle competizioni». Quando vi vedremo in città? «A luglio saremo già a Napoli per preparare le pre regate di settembre. Poi faremo qualche mese da ottobre a marzo in Nuova Zelanda approfittando che da noi sarà estate e ci alleneremo in vista di Napoli dove torneremo a metà marzo».














