C’è una battaglia in corso per le regole della prossima Coppa. Un braccio di ferro continuo, tra i Challenger, vale a dire i potenziali team sfidanti e il Defender, il dominus del trofeo. Alla base, ci sono forze centrifughe che sono anche il risultato di diverse mentalità.

Prendiamo Ernesto Bertarelli, il patron di Alinghi. Vorrebbe un’America’s Cup all’anno, per poter sfruttare il valore commerciale di un circuito come quello che nascerebbe, sulla falsariga della F1 e, in un certo senso, del Sail Gp. Più regate, più team (probabilmente), più visibilità degli sponsor. E’ quanto, ad esempio, avrebbe voluto Red Bull, co-sponsor di Alinghi a Barcellona 2024. Ma Grant Dalton, il Ceo di Emirates Team New Zealand e boss di ACE, la società organizzatrice della Coppa, non è d’accordo, perché l’America’s Cup è unica se resta tale. Magari non disputata ogni quattro anni, come è tradizione, ma ogni tre come sta accadendo e anticipata dalle Preliminary. Ma non può diventare un circuito come altri.

Sempre Bertarelli, ma non solo lui, vorrebbe regole sulla nazionalità dei velisti più blande. Eh certo, perché se Alinghi non ha risorse in casa (Svizzera), deve ben trovarle altrove. Dalton concederebbe due velisti stranieri, purché non abbiamo fatto l’ultima Coppa. I Challenger chiedono invece di cancellare questa limitazione. Ad ogni concessione, un rilancio.