Ci sono 94 anni tra Antonio Lettieri, nato a Napoli il 22 novembre 1932, e il piccolo Giorgio che sorride in braccio alla mamma, quattro mesi. Bisnonno e pronipote. Una vita che Antonio ha trascorso tra profumo di mozzarella e pomodoro, l’amore per il lavoro, la moglie e la famiglia. ’Pulcinella’ la pizzeria che ha aperto tanti anni fa, maschera della sua Napoli che ha portato a Ferrara. Un simbolo. Elegante nel suo vestito blu, cerca la moglie, in prima fila. "La mia bella signora". Si commuove un po’ mentre gli viene consegnata la targa di maestro d’impresa da Vincenzo Martorano, viceprefetto, e Roberto Carion, presidente onorario dell’Accadema. "Impasto le pizze come a 20 anni, un dono di Dio. Io, innamorato di Ferrara ho lasciato il cuore a Napoli e l’ho portato qui".
Camera di commercio, ieri mattina, l’Accademia dei Maestri Artigiani e d’Impresa premia 12 imprenditori. In quella sala, le foto davanti ai labari, c’è l’Italia che lavora, imprenditori che hanno aperto una botteguccia diventata un mondo, orgoglio di famiglia, figli in braccio, i sindaci con la fascia tricolore, perché quegli uomini e quelle donne sono il volto migliore del paese. Oltre il tavolo il presidente dell’Accademia Roberto Bonora, il presidente della Provincia Daniele Garuti, l’assessore alle attività produttive del Comune Francesco Carità, il consigliere regionale Paolo Calvano, il vice presidente della Camera di commercio Paolo Govoni. In sala i sindaci Andrea Baldini (Argenta), Pierluigi Negri (Comacchio), Roberto Lodi (Terre del Reno) e Alessandro Amà (assessore a Copparo), il direttore di Confesercenti Alessandro Osti, il presidente di Ascom Marco Amelio, Jessica Morelli, presidente Cna. Sono loro a stringere la mano, a raccontare quel mondo – imprese artigiane – che è l’ossatura della nostra economia ("Il 76 % dei posti di lavoro", sottolinea Govoni). Luccica la targa San Giorgio, la stringe cercando di vincere l’emozione Umberto Passini. L’azienda è stata fondata nel 1812, medaglia d’oro a Roma nel 1914. Produce budini, lieviti. Ha coniato un suo marchio, che la rende unica in Italia. ’Budino estense’, ’lievito Passini’ e crema ’Ovol’. Dice: "Sono la quinta generazione, quando ero un ragazzetto mio padre mi disse, adesso sali in auto e lo vai a vendere in giro. Il mio ingresso nell’azienda di famiglia". Roberto Lodi lo abbraccia, la moglie Cinzia Occari è più emozionata di lui. A premiarlo Oderio Mangolini, segretario dell’Accademia. Il successore c’è, si chiama Cesare, 8 anni, lo sguardo fiero di chi un giorno prenderà il testimone. Speaker della cerimonia è Stefano Ravaioli, è appena stato nominato maestro onorario. Scorrono volti e storie. Paolo Bergonzoni odontotecnico. "In 40 anni ho visto il mestiere cambiare pelle, ma non cambiare anima". Viene scandito il nome, Luca Farotti impiantista. "Dopo il diploma sono entrato nell’azienda di famiglia", la passione lo spinge verso nuovi traguardi da tagliare. Matteo Carion, direttore Cna, lo premia. Sullo schermo appare una torre, un operaio su una gru. I riflettori sono per Paolo Mazzini, restauratore. Aveva tre dipendenti, ora sono 35. Hanno ridato nuova vita a Palazzo dei Diamanti. Enrico Tarroni indossa una bella giacca blu. Dice il sindaco Baldini: "E’ la prima volta che lo vedo con la giacca, ha sempre addosso la sua tuta". Di gommista, a Logastrino. "Ha iniziato mio padre, eravamo gommisti di campagna, trattori da riparare", parla schietto, 77 anni, attorno le due figlie Cristina e Daniela, la moglie Carla che, basta lo sguardo, vuole un bene dell’anima al suo Enrico. I maestri d’Impresa, nuovo premio. Amilcare Tassinari, 82 anni, pioniere dei lidi arrivato dalla Romagna. Ha acceso le mille luci dell’Hollywood, i ristoranti Aroldo, Le Vele e Setaccio. Partì da Forli, aveva un baretto in piazza. "La sua carta vincente? Trasmettere entusiasmo ai giovani". Gualtiero Calanca ha 83 anni e nella vita è stato tutto. Fornaio a 16 anni, rappresentante di prodotti per la casa, agente di commercio. "Vendevo vino nella provincia di Ferrara e Rovigo, ho lavorato fino all’altro giorno". Un’altra storia, quella di Bianca Minghini, titolare del bar e stazione di servizio in via Zamboni. Al suo fianco la figlia, nel lavoro, a ritirare quel premio. Ha solo 28 anni, Giacomo Orlandi ed è già amministratore delegato di una coop sociale che ha creato lui, si chiama ’Le Dita’. Il padre lo guarda, è il suo orgoglio. "Non si ferma mai". Luis Marc Kerci, 33 anni, è nato a Cento. Potrebbe essere anche lui, un pronipote di Antonio Lettieri. E del resto li unisce un grande amore, quello per la pizza. La sua famiglia viene dall’Albania, per lui tra i tavoli del ’Faraone’ a Poggio lavorano tanti ragazzi. "Bisogna credere sempre in quello che si fa, solo così si ottengono risultati". Sua madre, Lumturi Kalaja – "Il mio nome vuol dire felicità" – lo guarda e si commuove.







