Nato ad Andria il 9 luglio 1936, ma iscritto all’anagrafe solo l'11 luglio, arriva a novant'anni senza alcuna intenzione di fermarsi: "Pieno di offerte di lavoro, nemmeno quando avevo cinquant’anni" e chissà che all'orizzonte non ci sia anche un ritorno di nonno Libero
Ha trasformato il dialetto pugliese in un patrimonio nazionale e i suoi personaggi - da Oronzo Canà al Commissario Lo Gatto, dal brigadiere Pasquale Zagaria fino a Nonno Libero - sono diventati capitoli di un'Italia che ha imparato a riconoscersi nelle sue battute. Lino Banfi, nato ad Andria il 9 luglio 1936, ma iscritto all’anagrafe solo l'11 luglio, arriva a novant'anni senza alcuna intenzione di fermarsi. Mentre si gode l'uscita del suo memoir '90, non mi fai paura!' (edito da HarperCollins), il premio Biagio Agnes alla Carriera e il regalo di Rai1 - che proietterà l'8 luglio in prima serata il docu-film 'Lino d’Italia - Storia di un itAlieno', dove si racconta in prima persona tra vita privata e carriera - Banfi si destreggia tra nuovi progetti in arrivo e un sogno: "Mi sono stancato di interpretare un buono, voglio fare il cattivo", dice all'Adnkronos. E il ritorno di 'Un medico in famiglia', la serie cult Rai grazie a cui è diventato il "nonno d'Italia" non è escluso. Un'ipotesi che Banfi non alimenta né smentisce, lasciando aperta quella porta che il pubblico non ha mai davvero chiuso.






