L’ombra della pistola, parla Irina Petrova: «Ci hanno attaccati, avevano un’arma»

lunedì 25 maggio 2026

di Giulia Zennaro

VENEZIA - «Basta con questa guerra, basta con le aggressioni alla famiglia di mio marito: non abbiamo fatto niente, non c’entriamo con la storia del ragazzo annegato». A parlare, per chiedere la fine delle ostilità che da settimane contrappongono le famiglie tunisine Sakka e Mallat, è Irina Petrova, moglie di Lahzar Sakka e cognata di Mohammad Sakka. Sabato della scorsa settimana, secondo quanto racconta la donna, sono stati aggrediti da una quindicina di membri della famiglia Mallat, quando erano appena scesi dal battello alle Zattere, davanti alla chiesa dei Gesuati. E, stando alle sue parole, tra i componenti della famiglia rivale qualcuno poteva essere in possesso di una pistola. «Eravamo appena scesi dal vaporetto - racconta Irina - quando abbiamo visto una quindicina di persone venirci incontro. Avevano bombolette di spray al peperoncino, di quelle vietate, bottiglie di vetro e coltelli. Abbiamo cercato di metterci in salvo ma loro ci hanno intrappolato dentro una calle. Cinque o sei di loro stavano all’entrata e altri all’uscita. Ci hanno spruzzato addosso lo spray al peperoncino, hanno tentato di attaccarci e uno di loro, Karim Mallat, riprendeva tutto col telefono. Anche io mi sono messa a fare video col cellulare. Karim ha colpito alla mano mio marito, quando ha provato a rispondere all’aggressione. Lo aveva già picchiato tempo fa, l’aveva sorpreso mentre tornava a casa dal lavoro e l’aveva colpito alle spalle con una spranga di ferro».