FREGONA - Oltre 20mila api morte. La scena che si è aperta davanti all’arnia è stata quella di uno sterminio: una distesa di insetti impollinatori a terra, tra l’erba, senza più vita. Il sospetto è che possano essere stati avvelenati dai prodotti usati in alcuni trattamenti agricoli eseguiti sui filari di vite presenti nella zona. È quanto successo venerdì a Osigo, frazione di Fregona. La proprietaria delle arnie, un’apicoltrice 40enne, ha faticato a credere ai propri occhi. Nel giro di poche ore si è ritrovata con un’intera famiglia di api annientata, proprio nel pieno della produzione di miele, alla luce delle fioriture di acacia, sanguinella e biancospino. In questo periodo le api si moltiplicano velocemente. Per dare una misura, si può arrivare a contarne anche più di 40mila per arnia. L’apicoltrice ha subito inoltrato una segnalazione alla polizia locale. E la sera stessa ha informato il sindaco, Giacomo De Luca.
Oggi verranno eseguiti i primi accertamenti. Bisogna chiarire se le api sono state effettivamente uccise da sostanze tossiche. «Sono contro l’uso di pesticidi e ho sempre difeso le api, che sono fondamentali - rimarca il primo cittadino - adesso andremo ad appurare cos’è accaduto. Il nostro regolamento rurale è molto preciso, se c’è chi non rispetta le norme, ne pagherà le conseguenze». LA SCOPERTA Venerdì l’apicoltrice aveva raggiunto il proprio apiario per aggiungere il secondo melario, cioè la cassa per immagazzinare il miele. Proprio in quel momento ha fatto la terribile scoperta. La 40enne ha già consultato un agronomo. E questo ha confermato l’ipotesi dell’avvelenamento delle api a causa di un utilizzo improprio di sostanze altamente tossiche per gli insetti impollinatori: quanto accaduto, in particolare, sarebbe compatibile con un trattamento effettuato con insetticidi neonicotinoidi utilizzati contro la flavescenza dorata della vite. Prodotti neurotossici, che anche a dosi contenute possono distruggere il sistema nervoso delle api. Secondo altri addetti ai lavori, poi, il trattamento eseguito sulle viti in questo periodo dell’anno non avrebbe avuto neppure una reale utilità agronomica. GLI APICOLTORI «Siamo davanti a una strage causata dalla stupidità e dall’ignoranza di qualcuno - attacca Stefano Dal Colle, presidente di Apat Apicoltori in Veneto - ed è grave anche il mancato sfalcio obbligatorio prima di qualsiasi intervento, necessario per eliminare le fioriture sottostanti le colture interessate dai trattamenti insetticidi o fungicidi; fioriture che altrimenti attirano le api, esponendole all’avvelenamento». «Le regole esistono - scandisce - ma purtroppo c’è sempre chi provoca danni enormi all’ambiente, agli apicoltori e alla stessa agricoltura». L’INCONTRO Il caso di Fregona riaccende il dibattito sulla tutela degli impollinatori. Se ne parlerà anche nella conferenza “Viticoltura e apicoltura: conflitto o coesistenza?” che andrà in scena proprio questa sera, alle 20.30, nella sala Facchin del palazzo delle attività ricreative di Maserada. Tra gli ospiti ci sarà il professor Carlo Duso, docente di entomologia agraria e di protezione integrata della colture all’Università di Padova. All’incontro interverranno anche i rappresentanti di Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Apat-Apicoltori in Veneto e della polizia locale di Maserada. L’obiettivo è aprire un confronto sul rispetto delle norme, sull’uso corretto dei fitofarmaci e sulla necessità di proteggere un patrimonio fondamentale per l’ambiente, la biodiversità e l’agricoltura a tutto tondo. Api, muoiono di fame e producono il 68% di miele in meno rispetto lo scorso anno: le cause sono i cambiamenti climatici e un parassita












