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Sara D'Ascenzo

Lo Stabile del Veneto intensifica i progetti chiesti anche dal pubblico. Bilancio di sostenibilità per certificare accessibilità e accoglienza. La dg Marcolin: «Sul palco autismo, femminicidi, benessere mentale»

Del teatro «sociale» propriamente detto ha acquisito lo spirito a guardare il mondo e le sue difficoltà senza voltarsi dall’altra parte. Il Teatro Stabile del Veneto - Teatro Nazionale sta per rilasciare il suo primo bilancio di sostenibilità. È il secondo teatro in Italia, dopo lo Stabile di Torino, a farlo. Ma quello che racconterà è molto più vicino a un percorso, a una narrazione, di quello che nelle ultime stagioni si è ascoltato dal palco dei tre teatri che allo Stabile del Veneto fanno riferimento: Padova, Venezia, Treviso. Mettendo in fila le ultime decisioni prese, racconta la direttrice generale del teatro, Claudia Marcolin, ne esce un profilo che guarda al futuro con un occhio a quanto il pubblico chiede. «Sostenibilità è proprio ciò che più ci chiedono i nostri abbonati - spiega Marcolin - declinata tra sostenibilità delle produzioni, quindi con pratiche teatrali rispettose dell’ambiente, e accessibilità del teatro, anche per seguire gli spettacoli, con sottotitoli per persone con disabilità uditiva. E naturalmente internazionalizzazione, con produzioni firmate Tsv che vanno in scena anche all’estero e sono sottotitolate per il pubblico straniero».