ANZOLA DELL’EMILIA (BO). Ottant’anni di storia sono difficile da concentrare: perché dietro (quasi) ogni cono artigianale che viene servito c’è un po’ di quel che Bruto e Poerio Carpigiani avevano immaginato nel 1946, a Bologna. Perché i due osservavano il mondo anche con gli occhi di chi stava uscendo dalla guerra e in quel momento in tanti pensavano alla felicità. Che poteva arrivare anche da un cono gelato, con la cialda croccante e creme a rendere meno torride le estati.
C’è voluto un po’ di tempo, perché solo dagli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso prende consistenza la coscienza della bontà del gelato artigianale e nelle città d’Italia è un fiorire di luoghi della dolcezza. Del tempo ne è passato, ma al museo Carpigiani, ad Anzola dell’Emilia, alle porte di Bologna (e che val la pena visitare, aperto su prenotazione dal martedì al sabato dalle 9 alle 17), quegli anni, addirittura secoli, trascorrono veloci tra sherbeth e granite, perché un tempo al massimo c’era solo il ghiaccio mescolato ad altri ingredienti a dissetare, per poi arrivare all’abilità dei maestri italiani, che dalla Val di Zoldo e dal Bellunese iniziano a emigrare e portare il gelato italiano ovunque.
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