Il racconto di Gianluca Callipo è stato uno dei momenti più toccanti di TEDx Vibo Valentia 2026. Un monologo di circa otto minuti che ha commosso il teatro comunale. Da una parte la fascia tricolore, la passione civile, l’idea di tornare in Calabria per servire la propria comunità. Dall’altra il buio di una notte, i carabinieri alla porta, il carcere, l’accusa più pesante, la vita privata e pubblica improvvisamente travolta.

L’ex sindaco di Pizzo ha portato dentro il tema della serata, “Scelte che cambiano una vita”, una vicenda personale e giudiziaria che ha segnato in profondità il suo percorso. Arrestato il 19 dicembre 2019 nell’ambito della maxi operazione anti-’ndrangheta “Rinascita Scott”, Callipo trascorse sette mesi in carcere prima della scarcerazione disposta dalla Corte di Cassazione. Poi il processo, durato anni, fino al riconoscimento della sua estraneità alle accuse e all’assoluzione. Sul palco del Teatro comunale, però, Callipo non ha scelto il registro del risentimento. Ha scelto quello della memoria, della ferita e della consapevolezza.

Il ritorno in Calabria e la scelta dell’impegno civico

Il suo intervento è partito da lontano, dal 2005, dall’anno in cui decise di rientrare in Calabria dopo gli studi a Roma. “Decido di tornare in Calabria dopo i miei studi a Roma”, ha raccontato, spiegando di essere stato spinto “dall’attrazione delle mie radici”, dalla voglia di portare avanti un’attività di famiglia e di vivere nella città che sentiva sua: Pizzo. Da lì, un’altra scelta destinata a pesare su tutta la sua vita: l’impegno civico. “Lì ho fatto un’altra delle scelte importanti della mia vita: quella dell’impegno civico, di provare a cambiare la comunità nella quale avevo deciso di vivere”, ha detto davanti alla platea. A 29 anni venne eletto sindaco. Un’esperienza che ha definito “incredibile” e “travolgente”, vissuta dedicando tutte le proprie energie alla comunità e poi anche all’Anci, a livello regionale e nazionale, in rappresentanza dei giovani amministratori italiani. Ma ogni scelta, ha spiegato, ha un prezzo. E il prezzo pagato da Callipo aveva il nome più semplice e più irreversibile: tempo. “Quegli anni ho scelto la mia comunità e questo ha significato sottrarre il tempo alla mia famiglia per dedicarmi a pieno a quello che avevo scelto di fare”.