La cella sovraffollata, la finestra con le inferriate affacciata sui binari dell’Alta Velocità, i letti a castello, il termosifone che fa i dispetti in pieno inverno, un accappatoio regalato da un camorrista, il peso di un’accusa che ha stravolto la sua vita, i riti quotidiani del caffè che diventano tazzine di umanità nell’immobilità delle giornate. Sì, perché in carcere «gli anni passano, solo i minuti sono infiniti».

Istantanee dietro le sbarre

Istantanee dietro le sbarre: strutturato come un diario, il libro scritto da Carmine Antropoli, primario e chirurgo dell’ospedale Cardarelli di Napoli, ex sindaco di Capua, arrestato nel 2019 con l’accusa di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, va letto come il resoconto di una terapia. «La scrittura è stata la mia terapia per riappropriami della mia vita» afferma il medico. Una cura per gettarsi alle spalle un caso di malagiustizia: dopo la battaglia legale in tribunale, sostenuto dai suoi avvocati, Antropoli è stato assolto perché il fatto non sussiste. Estraneo alle accuse che lo avevano portato in carcere alcuni mesi e poi ai domiciliari, nella fase cautelare.

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