Una mano si alza, poi un’altra. Davanti alle psicologhe dell’emergenza Ausl, ieri pomeriggio alla Chiesa di San Carlo, c’è chi parla con voce ferma e chi quasi non riesce a finire le frasi. Sono le voci di un trauma che a Modena non si è ancora chiuso, una settimana dopo l’auto piombata sui passanti di via Emilia centro.
Storie diverse, eppure cucite dallo stesso filo: l’urto, e poi il dopo.
A prendere la parola, per prima, una signora anziana, gli occhi che tornano lucidi mentre parla. "Sono arrivata sul posto mentre stava succedendo. Non riuscivo nemmeno a trovare il telefono. Mi sono trovata davanti famiglie con bambini, ho cercato di proteggerli, di evitare che vedessero. Mi sono sentita di chiedere alla gente di non guardare".
Una sua amica, racconta, le ha risposto al messaggio di sfogo con un secco "ossignor", e nient’altro. "Sono rimasta troppo male. Sto ancora malissimo. Stamattina sono andata nell’orto, voglio reagire. Ma se mi sveglio di colpo, mi torna ancora quell’immagine".
Vicino a lei è seduto un giovane. "Sono stato uno dei primi a dare l’allarme. Ho visto la signora centrata in pieno dall’auto, ho chiamato i soccorsi. Ho ancora dentro tante immagini di quei minuti. E l’odore del gas, perché era un’auto a gpl".












