di

Marco Imarisio

La folle corsa e la fuga è stata ripresa da molte telecamere. Le istituzioni devono essere pronte a tenere lontana la psicosi collettiva, non devono adagiarsi sulla facile paura dell’altro che episodi come questo possono scatenare. Non devono specularci sopra, in alcun modo. È da questi dettagli che si giudica il grado di maturità della nostra classe dirigente

Che orrore. A guardare i video che si spera vengano in parte coperti nelle loro parti più crude da tutti i media, viene in mente solo questo. Viene da piangere di impotenza a guardare quella povera donna, ad assistere da lontano a quelle fughe vane, senza speranza. Poi sale la rabbia, come è umano che sia, come è disumano il gesto di quell’uomo alla guida di un’auto trasformata in un inesorabile strumento di morte, in un ingiusto e casuale dominio sulle esistenze altrui, tu sì e tu no, sbandando qui e là, togliendo ai tuoi simili la vita, tutto quello che erano o che speravano di essere.

Ci siamo già stati, in quella strada di Modena. Le abbiamo già viste, quelle immagini. A Nizza c’era un caldo appiccicoso, anche se soltanto l’alba dopo quel 14 luglio del 2016. Non avevano ancora iniziato a pulire la Promenade des Anglais, non avevano toccato nulla, solo rimosso i corpi delle 86 vittime. Sul marciapiede all’imbocco della strada dove abitanti e turisti si erano radunati per assistere ai fuochi d’artificio per la Festa nazionale che celebra la presa della Bastiglia, c’erano due passeggini accartocciati, un piccolo sandalo, un album di figure da colorare, un lecca-lecca gigante ancora nella sua confezione. Erano tutti sporchi di sangue. Fu quella, la prima volta. A Berlino, sei mesi dopo, le autorità avevano scelto un altro approccio, nascondere alla vista, celare anche solo il pensiero di un camion da quaranta tonnellate che aveva diligentemente percorso la lunga Karlstrasse rispettando ognuno degli otto semafori, per poi accelerare negli ultimi cento metri, puntando il mercatino di Natale, travolgendo le casette di legno e chi ci stava intorno, schiantandosi su quella più grande dove vendevano una variante tedesca dello zucchero filato.