«Mamma mi aveva avvertito: scordati gli amici, scordati i viaggi. Il mondo inizia e finisce a Triscina. Noi abbiamo un compito: occuparci della cosa nel bagno». Con Il Custode, Niccolò Ammaniti torna a una dimensione che gli è familiare: l’adolescenza come territorio fragile, attraversato da forze che sfuggono al controllo. Al centro c’è Nilo, un ragazzo ancora innocente, immerso in un universo isolato, che cresce con una madre e una zia che lavorano tra marmi e cucine. Quando a Triscina arrivano Arianna e la figlia Saskia, qualcosa si incrina. Il desiderio si manifesta come un’esperienza destabilizzante, quasi pietrificante, come lo sguardo della Medusa che la famiglia Vasciaveo custodisce da generazioni e nasconde nel bagno di casa. Il romanzo si muove come una favola nera, tra crudeltà e tenerezza, sullo sfondo di una Sicilia arcaica e sospesa.

Il desiderio che pietrifica: Il Custode è il nuovo libro Niccolo Ammaniti

Abbiamo incontrato lo scrittore, 60 anni a settembre, vincitore di recente del Premio Costa Smeralda per la Narrativa.

L’amore pietrifica, dunque?

«L’amore no, semmai è l’innamoramento a farlo. È quel momento in cui decidiamo che qualcuno ci attrae, senza sapere davvero perché. Una breve sospensione, un attimo quasi indecifrabile. Possiamo provare a spiegarlo, ma resta qualcosa di misterioso, che ha a che fare con il miracolo. E forse proprio per questo somiglia, per un istante, a una forma di pietrificazione».