Le croniche difficoltà di fare incontrare la domanda e l’offerta sul mercato del lavoro, incrociate con la questione demografica che ha ridotto fortemente i bacini dei giovani candidati, ancor più di quelli che hanno le competenze richieste, fa sì che ormai quasi nove direttori delle risorse umane su dieci (88%) abbiano in cima alle loro priorità quella di trattenere i migliori talenti in azienda.
Tra le leve principali che utilizzano una è il benessere, anche perché per il 75% delle organizzazioni riporta un Roi, ossia un ritorno sull’investimento superiore al 50%.
Quasi un’organizzazione su 4 addirittura parla di rendimenti oltre il 100%.
Un’indagine globale condotta da Wellhub, piattaforma all-in-one per il benessere olistico dei dipendenti, dal titolo “Return on Wellbeing”, che ha sondato 1.500 direttori delle risorse umane in 10 Paesi tra cui l’Italia, evidenzia che quando i top performer se ne vanno, si verifica un impatto diretto sulle performance aziendali.
Proprio per questo nell’88% delle aziende trattenere i top performer è una priorità assoluta, mentre il 62% esprime preoccupazione anche per la possibile perdita di dipendenti dotati di competenze legate all’intelligenza artificiale.







