La cattiva abitudine di fare i conti delle elezioni anticipate senza l’oste del Quirinale. I Graffi di Damato pubblicati sul quotidiano Il Dubbio
L’ultima volta– o penultima se non è già subentrato un altro maleducato costituzionale- è toccato a Matteo Salvini nella duplice veste di vice presidente del Consiglio e di capo della Lega di prospettare per convenienza di parte elezioni anticipate. Con le quali il governo e la maggioranza pagherebbero un prezzo meno alto al carovita e ad altri incovenienti delle guerre che il presidente americano Donald Trump un po’ ha ereditato, senza riuscire a farle chiudere, come in Ucraina, e un po’ le ha aperte, sospese, riprese e appese a tregue assai scadenti, come in Medio Oriente, nella ricerca di nuovi equilibri nel mondo non più dominato solo dagli Stati Uniti e da quella che era una volta l’Unione Sovietica. E ora una Russia imperialista senza più la falce e il martello del secolo scorso.
Ho dato a Salvini e, a chi lo ha preceduto, del maleducato costituzionale perché è la Costituzione, appunto, ad attribuire alla sola responsabilità del presidente della Repubblica di sciogliere le Camere a scadenza anche anticipata. E’ l’articolo 88, modificato nel 1991 per attenuare il cosiddetto semestre bianco, a stabilire che il Capo dello Stato “può, sentiti i loro Presidenti”, e non altri, né partiti né governo di turno, “sciogliere le Camere o anche una sola di esse”. “Non può esercitare tale facoltà- aggiunge e precisa l’articolo 88- negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura”.











