Geografia variabile. L’ultima mossa di alcuni balneari per evitare l’applicazione della direttiva Bolkestein, che impone le gare quando una risorsa pubblica è limitata, è quella di inserire anche le spiagge di fiumi e laghi nel calcolo della mappatura delle coste per dimostrare che «la risorsa spiaggia non è scarsa».
È la perfetta metafora di un Paese che, anziché affrontare il cambiamento (la concorrenza, le gare, la modernizzazione), preferisce cambiare la geografia, inserire l’Italia in un manuale dei Luoghi fantastici, in una Storia delle terre leggendarie, in un Atlante immaginario preso a prestito dalla letteratura.
«Spiagge, / di cocco e di granite, / di muscoli e di bikini, / di stranieri e di bagnini...» cantava Renato Zero. Chissà, forse sognava i bagnini di Como o i bikini a fil di torrente, assecondando l’ansia di ridisegnare la cartografia nazionale sui bisogni della lobby di turno. Una mappatura mobile e creativa, come faceva Cristoforo Colombo quando, giorno dopo giorno, assegnava le isole caraibiche alle Indie favolose.Queste «ultime spiagge» non sono solo una bega di ombrelloni e sdraio. Sono la caricatura di un’Italia incapace di vedere il bene pubblico come ricchezza collettiva, che preferisce blindare il privilegio di pochi legandosi a un granello di sabbia burocratica.










