Ognuno ha la sua agenda, in questo incredibile anticipo di campagna elettorale a Milano. La stagione delle polemiche e delle liti è cominciata davvero troppo presto. L’azione amministrativa ha frenato bruscamente dopo le Olimpiadi, impiccata su mozioni come quella dei Verdi per rompere il gemellaggio con Tel Aviv, alla fine bocciata e priva di rilevanza per la vita dei milanesi. E quando l’azione amministrativa si diluisce, si concentra la strategia politica. In questa ultima settimana, e nelle prossime due, è una durissima battaglia di posizionamenti. Parte Pierfrancesco Majorino, con la diffusione di un sondaggio che lo dà davanti a Mario Calabresi nelle primarie e stra-vincente contro chiunque nel centrodestra. Al netto della rilevazione, commissionato dalla sua agenzia di comunicazione, la Bovindo di Edoardo Caprino e diffusa da YouTrend, la domanda da farsi non è se i numeri siano buoni o cattivi, veri o falsi. Sono sondaggi, e come tali registrano un po’ di sentiment generale, un anno prima del voto. Il punto è che come insegnava Berlusconi i sondaggi servono a trasmettere messaggi. Quelli di Pierfrancesco Majorino sono due. Entrambi rivolti al proprio partito. Il primo dato, cioè che Majorino vince alle elezioni contro chiunque del centrodestra – e non di poco – serve a smontare l’idea che con un politico di carriera, con idee non proprio moderate ma con una lunga militanza fatta di accordi anche con i moderati, non si può vincere. Per farla breve: serve a distruggere il claim dei nemici interni, “con Majorino si vincono le primarie e si perdono le elezioni”. E incoraggia, come positivo effetto collaterale per lo stesso Majo, la candidatura di Maurizio Lupi: a politico si contrappone politico, e via andare. Il secondo dato è invece per le consorterie elettorali interne, quelle che servono per vincere le primarie. Il messaggio è alle correnti: io ci sono, e sono vincente. Mettetevi con me, perché non è vero che Mario Calabresi è il più forte e attrattivo. Opportunamente il sondaggio non testa, o non rende noti, due dati: cioè la forza dei singoli candidati alle primarie (quanto vale Anna Scavuzzo? Ed Emmanuel Conte? E Lorenzo Pacini?) né quanto prenderebbe Calabresi se fosse lui il candidato sindaco contro un Maurizio Lupi. Che poi è il dato vero per giudicare la forza delle due candidature.Altro candidato (in pectore), altra strategia. Il gioco del silenzio, potremmo chiamarlo. O meglio, dell’accendere la luce cercando di rimanere in penombra. Roba difficile, se non riesci a dosare il messaggio alla perfezione. E’ il caso di Mario Calabresi. Il quale sa che se iniziasse a parlare di politica cittadina dritto per dritto, prendendo posizione su uno qualunque dei casi di attualità, innescherebbe la miccia, dello scontro con gli altri ma soprattutto della costruzione di un gruppo per le prossime primarie. Un gruppo che andrebbe autocostituendosi, progettando, creando cose. Ma è troppo presto. Senza sapere se e come ci saranno le primarie, se ci saranno le primarie nazionali e in che forma, e quando ci saranno le politiche, è un salto nel buio. Meglio cercare di dire e non dire, nell’ardua impresa di non uscire dalla partita ma di non entrare in campo a giocare con gli altri che invece stanno già là, a palleggiare.Altra candidata, altra agenda. Anna Scavuzzo, la vicesindaca. Sta marcando, pezzettino per pezzettino, la propria distanza dal sindaco. Ma continua a gestire la grana dell’Urbanistica e sa che sta per arrivare una sentenza che sarà assolutamente impattante sulla politica cittadina. Quella su Torre Milano. Tutti gli operatori la attendono come la Madonna Pellegrina (o meglio l’Angelo Sterminatore) che dà la direzione alla processione di ricorsi e cause e sequestri. Potrebbe davvero essere un momento decisivo, che cambia il corso dell’azione amministrativa ma anche quello della discussione sull’Urbanistica cittadina. Cosa farebbe Scavuzzo se le cose dovessero andare male? Segnerebbe una cesura? Oppure continuerebbe a combattere? E come può Scavuzzo pensare a un proprio percorso senza considerare le coordinate del posizionamento di Mario Calabresi, che per ora sta a bordo campo, facendo un passo dentro e uno fuori?Infine, in fase di costruzione sotto traccia, c’è il candidato o la candidata di sinistra. Che quando ha letto le percentuali della forza di Avs dal sondaggio di Majorino non ha potuto che gioire: seconda forza del centrosinistra. Dunque, decisiva. Molto più decisiva dei moderati, frammentati e balcanizzati. Chi potrà incarnare questa proposta? Francesca Cucchiara, mattatrice della mozione su Tel Aviv, è la più indiziata. Ma pure Lorenzo Pacini, stesso profilo, però interno al Pd, può essere quella figura di raccordo tra i due mondi. E perché no, Gianni Barbacetto per qualcuno che stia fuori dai due partiti, e che magari vada a corteggiare un Movimento 5 stelle che ad oggi è organico al centrosinistra. Il problema dell’agenda di sinistra-sinistra è che ci sono troppi interpreti ma i voti sono sempre quelli (tra il 10 e il 15 per cento). A chiudere, Emmanuel Conte. Che ha una strategia davvero anti elettorale: lavora. Come un pazzo, sulle proposte per la casa, sul demanio, sul bilancio. Fa dell’efficacia amministrativa il proprio spot primario. Conquista palchi per esprimere idee: in questo gioco di consorterie, la strategia pare aliena. Ma chissà, magari la differenziazione con quello che fanno gli altri potrebbe anche premiare.