NICOSIA (CIPRO) – «Lo spazio fiscale non è illimitato». Il messaggio lanciato ieri dall’Ecofin (la riunione dei ministri finanziari dell’Ue) non cambia e sembra di nuovo rivolto all’Italia. La richiesta del governo Meloni, infatti, di prevedere una clausola di salvaguardia nazionale per le spese energetiche non ha ancora aperto una breccia nel muro degli alleati. E la partenza anticipata del ministro italiano dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non ha fatto compiere ieri alcun passo in avanti nella trattativa.

L’Unione europea, ha osservato il commissario agli Affari economici, Valdis Dombrovskis, si trova davanti a «nuove e permanenti esigenze di spesa per rafforzare le capacità di difesa e rilanciare la competitività». Ma nessuno può ignorare «i livelli di debito elevati» e l’invecchiamento della popolazione che «aggrava ulteriormente la sfida». Il titolo dell’incontro di ieri tra i ministri del resto era molto significativo: “Come può l’Europa pagare le cose che non può permettersi?”. «La soluzione – è la risposta del Commissario che appare cucita sulla taglia italiana - è più crescita e una spesa migliore».

L’Italia dunque dovrà accontentarsi di racimolare i soldi per l’energia tra gli strumenti già esistenti come il Pnrr e i fondi di coesione. E semmai trattare una deroga molto più limitata nel tempo (un solo anno) rispetto a quella prevista per la difesa. Il punto è che nessuno degli altri ventisei partner avanza una soluzione simile a quella invocata da Palazzo Chigi. Anche la Spagna si è limitata ad accostare la deroga agli investimenti per accelerare sulla transizione green. Mentre l’Italia vuole risorse per alleggerire le bollette e il prezzo della benzina. Il governo italiano dunque deve cercare un compromesso che permetta di giustificare le spese senza contravvenire le regole sulla tenuta dei conti e senza irritare gli alleati che fanno a meno del sostegno Ue o che – come i paesi dell’est europeo – ritengono prevalente la necessità di spendere per la difesa.