Il mistero della strage di Caraffa, dal nome della località nella provincia di Catanzaro dove venne trovata sterminata nel marzo del 2006 l’intera famiglia Pane, dura settimane. Fino a qualche spiraglio all’orizzonte delle indagini. Piano piano, la pista economica prende corpo. Per scoprire gli autori dell’eccidio, gli inquirenti si convincono che bisogna sbrogliare la matassa dei rapporti familiari e seguire le tracce dei movimenti di denaro. Tutto era iniziato con l’allarme per un’intera famiglia inghiottita dal nulla. Si era persa traccia di Camillo, 49 anni, dipendente dell’azienda sanitaria, della moglie Annamaria Giuseppina, 44 anni, casalinga, e dei loro due figli: Eugenio, 22 anni, studente di medicina a Catanzaro, e la sorella Maria, 18 anni appena compiuti e liceale al quarto anno dello scientifico. Poi la scoperta dei cadaveri, la ricostruzione della scena del crimine, il ritrovamento dell’auto abbandonata vicino alla stazione ferroviaria, la ricerca del movente. Gli investigatori puntano quindi agli affari di famiglia. Cercano di ricostruire gli acquisti per somme consistenti on line che venivano compiuti dal primogenito Eugenio. Si mappano anche le proprietà di Camillo tra depositi, terreni e altri cespiti immobiliari con una cronologia delle varie operazioni compiute negli ultimi anni. Emerge una ragnatela fitta di interessi dentro e fuori la famiglia: titoli di Stato, case, beni finanziari. Per settimane si cerca qualche anomalia, qualche dissapore contratto con qualcuno che possa costituire il movente della strage. La passione per gli affari, le speculazioni in Borsa coinvolgevano anche un nipote di Camillo, Claudio Tomaino, 29 anni, figlio della sorella Maria Cecilia. Diplomato all’istituto tecnico da geometra, gestisce un pub a Lamezia Terme e nel tempo libero conclude qualche operazione finanziaria. Talvolta Claudio e Camillo si mettono in società e concludono insieme compravendite e investimenti. Una storia colpisce particolarmente gli investigatori ed è quella di un affare rimasto in sospeso per un debito da parte di Tomaino nei confronti dello zio Camillo di 120mila euro. Il sospetto è che Tomaino possa aver ucciso il parente per non saldare la somma e aver poi eliminato la zia e i figli per farli tacere per sempre. Infatti, conoscendo l’esposizione debitoria pendente, i familiari di Camillo avrebbero raccontato tutto agli investigatori e indicato Claudio come possibile assassino. Un rischio che non si poteva correre. Tra l’altro, su Tomaino ricadono alcuni indizi che vanno approfonditi. Innanzitutto, proprio il giorno della scomparsa l’uomo si reca in commissariato di Lamezia Terme per precisare che in quelle ore doveva incontrare la famiglia Pane a Caraffa, luogo dove poi verranno ritrovati i cadaveri dei quattro. Poi alcune singolari coincidenze: il nipote Claudio possiede una pistola con caricatore bifilare, identica a quella usata per uccidere con nove colpi i Pane. Regolarmente denunciata e custodita, è misteriosamente scomparsa in concomitanza con la strage. Qualcuno – assicura Tomaino – deve averla rubata ma c’è chi sospetta che sia stato proprio lui a farla sparire dopo averla usata. Alcuni rilievi aggiungono ulteriori elementi, questa volta decisivi: si scopre che quando alle 18.30 del giorno della scomparsa la sorella di Camillo, Angelina, riceve dal cellulare della cognata, Annamaria Giuseppina, la telefonata tranquillizzante del fratello Camillo, in realtà non è lui a parlare. È proprio Tomaino che camuffa la propria voce per ingannare la parente e guadagnare tempo prima che scatti l’allarme in paese. L’uomo viene arrestato per omicidio volontario pluriaggravato. Si tratta di un soggetto assai particolare con la passione per l’esoterismo, il diavolo e il mondo dell’occulto. Quando viene portato in caserma indossa una felpa nera con i bordi rossi per allontanare negatività e malocchio, almeno a suo dire. A casa sua, vengono trovati appunti legati al diavolo e addirittura un accordo con quest’ultimo firmato da Tomaino con il proprio sangue. Il documento testimonierebbe l’impegno a portare a termine la strage di Caraffa, dopo un accordo sottoscritto addirittura con Satana: «Il sottoscritto Claudio Tomaino, nato a Soveria Mannelli l’8 marzo 1977, mi impegno a donare la mia anima da morto e la mia anima da vivo nel servire il grande maestro e signore del male Satana, se lui si impegna a darmi in cambio felicità, denaro e lunga vita, aiutandomi a non finire in carcere, a eliminare zio Camillo e famiglia e a creare una famiglia con dei figli con Daniela, la mia compagna, e di rendere felice anche mia madre. Io in cambio per lui farò tutto quello che vorrà».