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Non si ferma la macchina investigativa sul caso che ha sconvolto il Molise. L'omicidio di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia stroncate dall'avvelenamento da ricina tra il 27 e il 28 dicembre scorso, entra in una nuova fase, con interrogatori che si infittiscono e verifiche sempre più capillari. L'ultima, in ordine di tempo, riguarda la professoressa di matematica dell'istituto agrario di Riccia, ascoltata per la terza volta dagli uomini della Squadra Mobile negli uffici della Questura di Campobasso. Un ritorno che, nel linguaggio delle indagini, non è mai casuale. La docente, amica di lunga data della famiglia Di Vita, è giunta in questura accompagnata dal marito, cercando di sottrarsi alle telecamere e ai microfoni appostati fuori dall'edificio. La donna lavora nell'istituto agrario di Riccia, dove è impiegato anche Gianni Di Vita, commercialista cinquantacinquenne, ex sindaco di Pietracatella ed ex tesoriere regionale del Pd, marito di Antonella e padre di Sara, oltre che della figlia superstite Alice. Salita negli uffici della Mobile, la donna è stata sottoposta a un nuovo ciclo di domande: gli investigatori vogliono ricostruire con la massima precisione possibile la trama di rapporti personali e familiari che ruota attorno alla tragedia. La Procura di Larino mantiene l'ipotesi di omicidio premeditato, sebbene al momento non figurino indagati formalmente iscritti nel registro.







