A quasi sei mesi dai tragici giorni di fine dicembre 2025, la morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e di sua figlia Sara Di Vita, 15, resta al centro di uno dei casi di cronaca più inquietanti del Paese.
Le due, originarie di Pietracatella, in Molise, sono decedute per avvelenamento da ricina, una sostanza estremamente tossica e letale. Ciò che nelle prime ore era parso un episodio di intossicazione alimentare si è presto trasformato in un fascicolo per duplice omicidio premeditato contro ignoti, dopo la conferma arrivata dal Centro Antiveleni di Pavia.
L'inchiesta, coordinata dalla Procura di Campobasso con il supporto della Squadra Mobile, vive ora una fase di forte accelerazione: l'obiettivo investigativo non è più soltanto capire "come" siano state uccise madre e figlia, ma soprattutto "chi" abbia agito e "perché".
La mappa delle audizioni si è allargata oltre la cerchia familiare, coinvolgendo amici e conoscenti per ricostruire relazioni, frizioni e dinamiche interne. Tra i colloqui più attesi figura quello con Laura Di Vita, cugina del marito di Antonella, ritenuta persona affettivamente molto vicina al nucleo. Sono stati ascoltati anche il sindaco di Pietracatella, Antonio Tomassone, e il parroco del paese, che potrebbe aver raccolto alcune confidenze di Antonella.












