La sera di Capodanno del 2007, Giuseppe Veropalumbo venne ucciso da un proiettile vagante nella sua abitazione a Torre Annunziata. Carrozziere, vittima innocente della camorra. Nel 2016, nove anni dopo quella tragedia, il Comune oplontino assegnò alla vedova Carmela Sermino e alla figlia Ludovica un appartamento in via Vittorio Veneto, confiscato ad Aldo Agretti, figlio di Carmela Gionta, sorella del capoclan ergastolano Valentino Gionta. Un gesto di giustizia e risarcimento morale che oggi rischia di vanificarsi. Carmela ha ricevuto un avviso di sfratto: l'assegnazione del 2016 fu fatta con una delibera che – spiega Mariano Di Palma, referente regionale di Libera – «aveva buoni principi ma era scritta male, prevedeva un'assegnazione diretta senza temporalità che andava meglio definita».

Attorno alla famiglia Veropalumbo si è stretta una rete di solidarietà. Una petizione lanciata su change.org ha raccolto già duemila firme. «Teniamo a precisare – sottolinea Di Palma – che lavoriamo da sei mesi per trovare una soluzione, non solo negli ultimi dieci giorni per la pressione mediatica. Insieme a Libera, Fondazione Polis e don Tonino Palmese abbiamo fatto fronte comune». L'incontro decisivo si è tenuto ieri nella sede del Municipio a Palazzo Criscuolo, alla presenza del sindaco Corrado Cuccurullo e del vicesindaco Tania Sorrentino, delegata ai beni confiscati. «Abbiamo messo in fila due obiettivi – spiega il referente di Libera – tutelare Carmela e il suo diritto all'abitare nella città che le ha visto perdere il marito, e costruire un atto normativo lineare che non sia solo per lei».