Dotata di un forte sapore di modernariato letterario, la pubblicazione di Billy il bugiardo (traduzione di Paolo Cioni, Mattioli 1885, pp. 192, € 18,00), opera seconda dello scrittore e giornalista inglese Keith Waterhouse, è un romanzo comico di formazione, ambientato in una cittadina industriale dello Yorkshire. Venne pubblicato nel 1959 con notevole successo in Inghilterra, ma non altrettanto oltremanica – nonostante qualche tentativo di traduzione in francese, spagnolo e tedesco, e l’esistenza di un adattamento cinematografico del 1963, fra i film migliori della British New Wave. Se i classici – come voleva Ezra Pound sono notizie che rimangono tali (news that stays news) – la prima edizione italiana di questo piccolo classico regionale di genere si può considerare una notizia, almeno per il pubblico appassionato della Gran Bretagna d’antan.

Ciò non toglie che Billy Liar conservi una certa vitalità, anche in traduzione: il bugiardo del titolo è Billy Fisher, impiegato di un’impresa di pompe funebri che sogna di andarsene a Londra per scrivere. Ha mandato qualche testo a un comico, Danny Boon, che lo ha invitato a farsi sentire nel caso si trovasse nella capitale: tanto basta al giovane provinciale per vagheggiare l’addio a un lavoro insoddisfacente, a una famiglia ostile ai suoi piani e a una fidanzata che ama prefigurare nei dettagli una noiosissima vita matrimoniale suburbana.