Certe librerie dell’usato londinesi sono come portali nello spaziotempo: nascoste all’ultimo piano di un palazzo neogotico o nel sotterraneo di un supermercato, rimandano ai tempi in cui T.S. Eliot dettava il gusto letterario e Graham Greene era il romanziere inglese per eccellenza. Ma se uno scaffale di tascabili Penguin a strisce colorate verticali può evocare al bibliofilo gli anni Cinquanta e Sessanta, per dissotterrare volumi più recenti, e lasciati indietro dalle mode, a volte è più proficuo rimestare nei banchi esterni delle librerie qualunquiste. In uno di questi contenitori si nascondeva, fino a pochi mesi fa, una copia sbiadita di The Gates of Ivory (I cancelli d’avorio, 1991), terza puntata di una trilogia di Margaret Drabble (1939) che comprende The Radiant Way (La via radiosa, 1987) e A Natural Curiosity (Una curiosità naturale, 1989).
La vicenda editoriale di questo terzo volume, mai più ristampato dopo il 1992, riflette la fortuna critica di un’autrice rispettata ma non idolatrata, e ormai relegata a una posizione marginale nel canone novecentesco. Margaret Drabble è nata nel 1939 a Sheffield, in una famiglia borghese di buona cultura che ha prodotto quattro figli di successo in campi accomunati dalla centralità della parola. La cultura umanistica era infatti essenziale nel Regno Unito degli anni Cinquanta, dove la via della scalata sociale passava spesso per una laurea in inglese o in filologia classica nelle due grandi università. Se il fratello Richard diventò avvocato di grido, le tre sorelle Drabble si dedicarono tutte alla scrittura: la minore, Helen, come storica dell’arte; la maggiore, Antonia, come romanziera (con lo pseudonimo di A.S. Byatt, e raggiungendo l’apice della popolarità nel 1990 con Possessione).







