C’è un ticchettio di fondo che scandisce le pagine di questo libro. Lo senti già alla prima riga, quasi fisicamente, come un orologio che batte contro la cassa toracica. È il tic-tac del tempo, ma è anche qualcos’altro: il rumore sordo di un’epoca che si chiude, il conto alla rovescia di una forma di vita che sa di essere sotto assedio. Ultima lezione: XX secolo di Daniel Link (in libreria per i rasoi di Cronopio, nella bella traduzione di Camilla Cattarulla e a cura di Giuseppe Episcopo, pp. 82, euro 11) nasce come un commiato accademico, pronunciato nel giugno 2024 nell’aula magna della Facultad de Filosofía y Letras della prestigiosa Uba (Universidad de Buenos Aires) davanti agli studenti della cattedra che Link ha diretto per trentaquattro anni. Un commiato, dunque; ma soprattutto un saggio, una confessione, un testamento intellettuale, una diagnosi e una proposta politica.

LA TESI DI FONDO è netta: non stiamo vivendo la crisi dell’umanesimo, ma la sua dissoluzione tecnica: quel processo per cui i soggetti, scrive Link, «si sono fusi impietosamente in codici algoritmici». L’Intelligenza artificiale non è solo una tecnologia. È la forma contemporanea della domanda a cui l’umanesimo aveva cercato di rispondere per oltre duemila anni: come si forma un soggetto e come si può garantire la sua continuità? Come la si addestra, attraverso quali discipline e, soprattutto, attraverso quali letture? L’IA risponde a questi interrogativi plurimillenari cancellando la domanda, sostituendo il soggetto con una funzione presupposta. Ma il cuore del libro non è tanto in questa diagnosi.