di Giuseppe Scuotri

Il panificatore e volto noto della tv italiana ha ricordato l'importanza che ha avuto nella sua vita l'incontro con il fondatore di Slow Food, scomparso giovedì scorso

«Per me è stato un mentore, una persona che ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere e da cui ho imparato tanto». Così Fulvio Marino, panificatore e volto noto della televisione italiana, descrive il suo rapporto con Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food venuto a mancare giovedì scorso, a 76 anni.

«Credo – prosegue - abbia completamente cambiato in positivo non solo il mondo della gastronomia intesa come cibo, ma anche la visione che abbiamo verso chi il cibo lo produce: coltivatori, agricoltori, pescatori, macellai. Ha avuto prima di tanti altri un’intuizione in linea con la sensibilità contemporanea: l’importanza della sostenibilità, l'attenzione al “buono pulito e giusto”».

Dietro queste tre parole, secondo Marino, si nasconde una bussola che tutti possono utilizzare: «Racchiudono un concetto che personalmente io uso ogni volta che devo fare qualcosa col cibo, ad esempio quando devo ideare un nuovo prodotto - spiega -. Mi faccio sempre questa domanda: "Quello che sto pensando di realizzare è buono, pulito e giusto? Rispetta queste caratteristiche?”».A poche ore dalla commemorazione pubblica di Petrini (in programma domani, domenica 24 maggio, a Pollenzo), sono tante le personalità del mondo della gastronomia che ricordano il contributo straordinario di «Carlin» all’enogastronomia: «Il mondo del cibo italiano e internazionale non sarà più lo stesso – afferma Marino -. Chi lavora in questo settore, adesso, ha una grande responsabilità: portare avanti i suoi i suoi ideali, far vivere i progetti che ha costruito. Per noi e per le generazioni che seguiranno».