Le salme dei quattro sub italiani morti durante una immersione alle Maldive il 14 maggio scorso sono arrivate all'obitorio dell'ospedale di Gallarate, in provincia di Varese. I feretri resteranno sotto sequestro fino alle autopsie che si svolgeranno lunedì 25 maggio. Si tratta dei corpi di Federico Gualtieri, 31 anni, originario di Omegna, della biologa marina e docente universitaria Monica Montefalcone, della figlia Giorgia Sommacal e di Muriel Oddenino, morti all'interno di una grotta nell'atollo di Vaavu. Il quinto sub, Gianluca Benedetti, capobarca del gruppo di origine padovana, era già stato rimpatriato nei giorni scorsi.
L'esame autoptico Il momento chiave per l'indagine è fissato per lunedì alle 12:30, quando il pubblico ministero di Busto Arsizio, Nadia Alessandra Calcaterra (su delega della Procura di Roma), affiderà l'incarico a un pool di super esperti: i dottori Luca Tajana, Cristiana Stramesi e Luciano Ditri. Le operazioni sui corpi potrebbero iniziare già nel pomeriggio di lunedì. Anche le famiglie, distrutte dal dolore, vogliono vederci chiaro: i legali della famiglia Gualtieri hanno già annunciato la nomina di un consulente di parte, la dottoressa Carola Vanoli. Il primo esame verrà effettuato sul corpo di Gianluca Benedetti, il capobarca padovano di 44 anni.Le domande L'esame autoptico potrebbe offrire risposte importanti per capire cosa sia avvenuto nel corso dell'attività subacquea. Le autopsie dovranno chiarire se a tradire i sub sia stato un malore collettivo, un problema tecnico alle bombole o una corrente fatale. L'obiettivo in primo luogo è quello di sgombrare il campo dall'ipotesi che i sub possano essere morti a causa di un avvelenamento da gas presente nelle bombole. Nell'attrezzatura di Gianluca Benedetti - il primo disperso recuperato dai soccorritori - è stato trovato un livello bassissimo di ossigeno, segno che i cinque potrebbero avere cercato per minuti di uscire dalla grotta e mettersi in salvo. I corpi sono stati, infatti, individuati nella zona più remota della cavità sottomarina.Oltre alle autopsie, agli atti del procedimento romano finirà tutto il materiale tecnico che le autorità locali hanno posto sotto sequestro: le bombole, le attrezzature, le telecamere GoPro ed anche il computer che registra tutto, le modalità, i tempi, le profondità di immersione. L'analisi di questo materiale darà elementi utili a capire cosa è accaduto. Parallelamente l'attività di indagine proseguirà con l'ascolto dei testimoni. Elementi in più arriveranno dai telefonini, pc, chiavette, hard disk, che avevano lasciato sulla Duke of York. Questi ultimi oggetti sono stati già riportati in Italia da uno dei colleghi della professoressa Montefalcone e sono stati sequestrati dalla squadra mobile di Genova.











