«Non si può immaginare cosa ha fatto Petrini per i mitilicoltori tarantini: ci ha dato la voglia di combattere e di tornare a sperare». Francesco Marangione ha avuto l’onore di portare in barca il fondatore di Slow Food, venuto a mancare l’altro ieri, all’età di 76 anni, ha dato moltissimo al territorio jonico.

Da quando la cozza tarantina è diventata presidio Slow Food è ritornata ad essere motivo di orgoglio per una terra a volte troppo maltrattata. «Era marzo 2024, lo portai a vedere come nasce il seme della cozza. Rimase stupito del nostro prodotto naturale e di come mai le istituzioni non si impegnassero per far esplodere il settore. Per noi Petrini è stato come un bicchiere d’acqua nel deserto. Eravamo assetati da tanto tempo. Ci ha fatto tornare a sperare. Non possiamo che essere grati a lui e al presidente Marcello Longo».

Sono oltre seicento i presidi Slow Food, in tutto il mondo, moltissimi in Italia. Solo in Puglia sono trentasette. In provincia di Taranto, a parte la cozza tarantina, sono presidi: la “capra jonica”, con il cui latte si prodotti freschi e stagionati; il “colombino”, dolcetto tipico della città di Manduria, probabilmente creato negli anni Cinquanta per celebrare la festa patronale di San Gregorio Magno del 3 settembre; i “fagioli di Pulsano”, che può essere bianco o “tinto”; il “pomodorino di Manduria”, piccolo, ovale, che ha buccia liscia e sottile, colore rosso vivo e, spesso, una piccola punta alla base; il “pomodoro giallorosso di Crispiano”, forma tondeggiante, polpa morbida e una buccia spessa di colore giallo aranciato, che sembra non arrivare mai a maturazione completa; il “suino nero pugliese”, che ha una diffusione regionale, ma era allevato (ed è) anche a Martina Franca. Infine forse uno dei più noti: il “capocollo di Martina Franca”.