Si chiamano Wajeha, Jamila, Samira, Setara e Guzal. Sono ragazze afghane, hanno tra i 23 e i 30 anni e sono arrivate a Roma per fare quello che nel loro Paese è proibito: studiare. Hanno ottenuto delle borse di studio e sentono forte la responsabilità di dover sfruttare al massimo questa opportunità,per le loro compagne e per la famiglia lontana. Quindi giù sui libri, sempre presenti alle lezioni, con il cuore e la mente divisi in due ma con la volontà di impegnarsi al massimo. E il pensiero fisso di riuscire a tornare un giorno a casa, per aiutare la loro gente.

In queste settimane, le cinque studentesse stanno seguendo i corsi di formazione di Fastweb Digital Academy, hub di formazione gratuito che ha già raggiunto un milione di partecipanti. «È stata l’ambasciatrice italiana in Afghanistan, Sabrina Ugolini, a metterci in contatto con Fondazione Pangea ETS che accompagna, protegge e aiuta quotidianamente le ragazze» dice la responsabile Maria Finadri.

La speranza delle ragazze afghane: un lavoro che aiuti la loro gente

«Ci siamo chiesti di quali competenze avessero bisogno per il mondo del lavoro, abbiamo proposto una serie di corsi in inglese e alla fine ne hanno scelti tre. Il primo, Prompt Engineering for Generative AI, è tecnico; qualunque cosa vogliano fare in futuro, saper interagire con l’AI è necessario. Il secondo, anche questo tecnico, è Digital Content Creation: How to Develop Content Ideas. Riguarda la creazione di contenuti sui social; anche qui bisogna farsi venire le idee giuste e comunicarle in modo efficace.L’ultimo, Effective Negotiation: Communication, Emotions, è una soft skill e riguarda la capacità di negoziare, necessaria sia per la vita privata, sia per quella professionale».